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sabato 4 giugno 2016

Meravigliosa val di Lodrino e alpe di Nasgeda

il sodalizio procede per capanna Alva
La val di Lodrino, teatro della annuale skyrace Lodrino - Lavertezzo, è un luogo magico ove è possibile camminare per giorni e avere intorno a sé numerose cascine sempre aperte, dalla più spartana alla più accogliente, per passare la notte. Prepariamo questo giro puntando alla capanna che sorge nel suo cuore più protetto e nascosto: l'alpe di Nasgeda (1647m). 
verso Stüell: tanto il fascino del "buco"...
Di questa cascina non troviamo né resoconti, né foto in rete, a parte quella molto vecchia sull'ottimo sito di Frank Seeger, www.alpi-ticinesi.ch e una più recente ma da lontano, qui, di Andreas Seeger. Troviamo invece i recapiti telefonici di Mario Bognuda, il presidente del Patriziato. Al telefono è molto gentile, e mi faccio spiegare, grosso modo, come accedere a Nasgeda e, appurata la disponibilità della struttura, via! Lasciamo l'auto a Pon (950m) dopo esserci muniti del tagliando per la sosta lungo la strada interpoderale: si acquista in via Vetreria vicino ai pompieri di Lodrino. 
verso Negheisc: ecco Nasgeda!
Al centro della foto, la radura
E' la terza volta che iniziamo da qui il sentiero per la capanna Alva: un vero gioiello sito a quota 1570m, praticamente all'ingresso della valle. Questa prima parte di sentiero richiede un'ora e mezza circa, è comodo e ben segnato e, attorno ai 1400m, resta piuttosto pianeggiante quando realizza la gran parte del traverso per passare dalla valle d'Iragna alla val di Lodrino. Entriamo in capanna Alva trovandola in ottimo stato. Siamo i soli, la meteo infatti non invita alle escursioni: piove... Iniziamo a lasciare traccia del nostro passaggio firmando il registro e invitando Yoshi a fare lo stesso: forse, è il primo giapponese da queste parti.
bellissima cascina in Neghèisc (1881m)
Dopo una sosta di una mezz'ora ci rimettiamo in cammino, il vero trekking inizia ora: il sentiero sale ancora ma per lunghi tratti resta in costa, a volte si stringe molto esponendoci a ripidi salti su roccia, e al fascino della valle tra le nubi: magnifica. Il sentiero non diventa mai realmente pericoloso anche se le rocce bagnate invitano alla cautela. Passato il bivio per l'alpe di Negrös (1799m, 30 minuti dall'Alva), arriviamo a Pianvacra (1728m) ove incontriamo Antonio Bognuda (segretario del Patriziato), e poi ancora oltre un'ora e siamo a Stüell (1910m). La troviamo in buono stato ma sempre piuttosto spartana. La pioggia non smette mai ma il morale è alto: da qui ha inizio la nostra esplorazione in luoghi remoti ove il S.E.I. non fu mai.
alpe di Nasgeda (1647m)
Ad un certo punto, durante una sosta sul sentiero appena dopo l'attraversamento di un riale, a pochi metri da Yoshi sfreccia un camoscio che si butta giù lungo il ripido pendio: mamma mia che spettacolo! In un'altra oretta il gruppo raggiunge finalmente Neghéisc (1881m) ma prima di arrivarci, una buona mezz'ora prima, vediamo in basso la radura dell'alpe Nasgeda e il tetto della capanna ("splendido! Dai...dai ché la raggiungiamo", è il pensiero di tutti). Proseguiamo per Neghéisc e il luogo spettacolare ove sorge: proprio sotto il Poncione Rosso (2505m) e la Forcarella di Lodrino (223m). Quest'alpe gode di un panorama invidiabile ma non oggi...qui non si vede nulla... Siamo della stessa opinione del signor Antonio: lui avrebbe realizzato qui la capanna ufficiale della valle, una capanna accogliente come l'Alva. Comunque la cascina di Neghéisc non è niente male. 
ed ecco l'interno di Nasgeda!
Senza dubbio Neghèisc è l'accomodation più confortevole di questo lato della valle (Alva a parte): ha anche l'acqua corrente all'interno e un bel pianale in legno che la separa dall'umidità del pavimento di roccia sottostante. Se si vuole capire un po' il territorio "bucoso" nel quale ci siamo avventurati, ecco questa splendida foto tratta da hikr (che però non indica Nasgeda, proprio sotto Neghèisc: si riconosce la radura in basso a destra).
Bene, diamoci da fare: è ora di trovare Nasgeda. Come mi ha detto Mario, e ripetuto Antonio, ci portiamo prima dell'ultima curva prima di Neghéisc ("...saranno 200m in linea d'aria...") e guardiamo in basso. Niente, nessuna traccia: il passaggio per Nasgeda inizia qui, e quindi ripercorriamo daccapo il tratto un'altra volta.
l'ambiente di Nasgeda,
di fronte al Poncione dei Laghetti (2445m)
L'unica cosa che sembra un segno di un intervento umano è un pollone tagliato a 1.5m da terra di un albero. Ci avvviciniamo, e scopriamo che forse sì, una traccetta c'è. Va nella direzione giusta: appena scesi al ramo tagliato occorre tenere la sinistra e procedere in direzione Stüell parallelamente al sentiero ufficiale ma 20-25 metri sotto, e traversare continuando a scendere lentamente, dapprima nel bosco e poi più velocemente sotto le rocce fino a che non si vede l'ingresso in una valletta percorsa da un riale che taglia bruscamente verso il basso. Ricordando dove sorgesse Nasgeda, e intuendo la localizzazione della sua radura, in circa 30 minuti dalla deviazione dal sentiero, in modo non proprio comodo ma nemmeno impossibile, siamo in Nasgeda (200m sotto Neghéisc): è fatta! Siamo nel cuore della val Lodrino! Essenziale per raggiungere il posto è aver visto anche sulla Carta Nazionale Svizzera on-line come passare i salti di roccia qui attorno.
in Neghèisc: vista verso la Forcarella di Lodrino (2223m)
La capanna di Nasgeda non è male, complimenti al Patriziato. Ha il fornello, stufa, una buona legnaia e attrezzi nel casinatt esterno, 4 materassi e coperte. Ci sono evidenti tracce di topo, ma quello che ci fa desistere e ritornare sui nostri passi per stabilirci in Neghéisc è l'assenza di acqua in capanna. Tutto comunque è predisposto per ricevere l'importantissimo liquido all'interno: i cacciatori qui stanno benone durante le loro attività. Ora, la cisterna appena sopra la capanna è vuota e con il tubo staccato. Per prendere l'acqua occorre salire 50m sopra di essa e c'e' il riale che cade da una salto, ma siamo stanchi (giungiamo in Nasgeda dopo 5h 30min dall'auto) e ci concediamo una variazione sul programma iniziale: torniamo in Neghéisc, ove ci stabiliamo dopo oltre 6h dall'auto. 
domenica, tornando. Scorci selvaggi sul sentiero
Ci asciughiamo per benino, grazie alla stufa che, dopo un po', si mette a lavorare bene senza fare fumo. Passiamo una serata confortevole. I letti sono sul pianale in alto e nella parte retrostante l'unica stanza: in tutto sei-sette posti letto. Durante la serata il cielo si apre un po' e a qualcuno si mostrano addirittura gli stambecchi sulle creste più aspre sovrastanti la capanna.
Il giorno dopo, ancora pioggia. Torniamo indietro per la strada dell'andata e, una volta nuovamente a Piavacra, Antonio ci invita dentro per un caffè. Restiamo suoi ospiti per una buona mezz'ora di piacevole conversazione.
verso capanna Alva, al ritorno
Sicuramente questo è un giro da ripetere, magari in condizioni meteo migliori, e la prossima volta per chiudere il giro della val di Lodrino percorrendone i sentieri della sua parte orografica destra.
Oltre al nostro Presidente, i ringraziamenti vanno tutti e copiosi al Patriziato di Lodrino per la grandissima ospitalità ricevuta e per l'encomiabile lavoro di manutenzione e cura delle strutture e del territorio.
Val di Lodrino, ci rivedremo!
CP

domenica 23 settembre 2012

alpe Alva e Cima di Negrös

bello il bosco a salire! No funghi...
Inizia l'autunno, e ci si ritrova in parecchi per questa prima uscita SEI del dopo l'estate! Sarà per il ritorno nel "buco" (in gergo, un luogo boscoso e di media quota che prende poco sole è, per il SEI, un buco), sarà per il fascino che esercita il motivo dichiarato dal Segretario SEI ("cerchiamo i funghi?"), ma in sette persone (tra soci e simpatizzanti) è difficile ritrovarsi, "decennale" di giugno a parte. 
Per trovarsi così numerosi occorre tornare esattamente a un anno fa, nella stessa situazione di ricerca funghi ma in altro "buco" (al rifugio Ai Tör, e con altri risultati).
alpe Alva (1570m)

Il buco di questa volta è l'alpe Alva (1570m), in stagione è sempre aperta, e si trova sotto la cima di Negrös (2182m). Lasciamo l'auto a Pön di Sopra (947m), al termine della strada patriziale (che non siamo sicuri manco di poter percorrere...) e siamo stupiti dal gran numero di auto parcheggiate lungo tutta la strada. La salita inizia subito ripida e si guadagna quasi tutto il dislivello nel tratto che va dalla partenza fino al bivio per l'alpe Motarina. Il percorso si snoda tutto in un bel bosco di faggi, quasi senza abeti, ma piuttosto secco per via delle poche piogge: e questo fa sì che la raccolta di funghi non sia fruttuosa, malgrado l'impegno di quasi tutti. Man mano che saliamo il bosco pare più umido e, nella seconda parte di sentiero, più favorevole all'ambiente del porcino per via di praticelli in ombra sempre più estesi, ma niente: nulla da fare. 
Niente funghi degni di nota, nemmeno quelli matti lungo la via, e comunque erano già passate altre persone.
dalla Cima di Negrös (2182m)

Arriviamo all'alpe Alva, che troviamo in perfetto stato. E' questa una capanna dotata di tutti i comfort: stufa, fornelli, acqua corrente, legna, camino, 24 letti e coperte. Ci diamo al pranzo all'esterno sotto un po' di sole: una buona razione di raki, la grappa che MP ha portato da Creta, ci consola dell'insuccesso funghesco. Il pomeriggio scorre morbido. A nord la vista sull'Adula ci fa capire da cosa derivi il nome di "Gana Bianca" di una sua anticima (dove fummo di recente). Di fronte abbiamo il Pizzo di Claro e in fondo scorgiamo il Piz de Molinera, sopra al nostro ben noto rifugio Brogoldone.
Dopo la scopetta di rito, partiamo per il giro pomeridiano: arriviamo sparsi all'alpe di Negrös (1799m) e al suo Cristo Redentore uguale (oh: uguale! Solo in scala) rispetto a quello del Corcovado. Guardare su Wikipedia per credere. 
delegazione SEI in alpe Stüell (1910m)
Dopo l'ispezione del rifugio, CP parte per la Cima di Negrös. Ci arriva ravanando tra ginepri e rododendri dopo aver raggiunto la cresta a volte seguendo la traccia, a volte no (come in discesa). Splendido il panorama dalla cima! Il solo fattore di disturbo (si fa per dire) è l'esposizione a ovest delle montagne più interessanti della zona (Cima di Precastello (2326m), Poncione del Venn (2477m), Poncione dei Laghetti (2445m)) che al tramonto non si vedono bene... CP scende contento e, ravanando maggiormente, fa alzare in volo ben 6 o 7 volatili cicciotti e pesanti che potevan essere dei fagiani. Tra l'ennesima scopetta e una briscola chiamata, si iniziano i preparativi per la cena (da Califfi, manco a dirlo): Nando ha già impastato la focaccia che lievita, CP taglia le verdure, a turno Esteban e Ale ci danno dentro nel ravvivare la stufa, soffriggere, assaggiare la prima bozza di vino, fare il brodo, ecc. 
E in poco è tutto pronto per l'aperitivo a base di Chimay e salsiccette di cinghiale. I soli due pezzi pregiati della ricerca funghi, due porcinetti, vengono consumati crudi a fettine con la focaccia ai porri. Poi, sotto di risotto con i funghi (secchi portati come piano B)!
bella parete tra Piavacra e l'Alva
La sera scorre morbida, anche con il mate che mancava da tempo, la notte pure e in un lampo (forse troppo) in cinque su sette siamo desti e pronti all'esplorazione della valle lungo il percorso della corsa Lodrino - Lavertezzo delle cui testimonianze è tappezzata l'alpe Alva. Ci sono parecchi posti da vedere qui, ma ci facciamo bastare, passando da Piavacra, l'alpe Stüell (1910m) che sorge in una bellissima posizione. E' un bivacco un po' spartano, specie nella zona notte, ma potrebbe tornare sempre utile: non è il lato "giusto", ma da qui la salita al Poncione Rosso (2505m), il vero signore della zona, è fattibile.
Dopo l'esplorazione, il pranzo con l'ultima bozza di vino e l'insalata salvata dall'andare in semenza presa dall'orto dell'alpe (privata) a fianco.
Rimettiamo tutto in ordine, firmiamo il registro e scendiamo in mezzo al grigiore di un'umida domenica ma senza pioggia. Le due uniche persone che incontriamo sono a passare il pomeriggio nella sottostante alpe di Larecc (1455m).
Alla prossima!
CP