Visualizzazione post con etichetta Val Verzasca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Val Verzasca. Mostra tutti i post

lunedì 8 agosto 2016

su Pizzo Barone in famiglia

Durante le vacanze d'agosto che trascorro con la famiglia ho sempre l'occasione di proporre alle mie figlie, ormai grandi, qualche giro precedentemente testato con i soci del SEI in differenti condizioni. 
Queste escursioni “familiari”, rispetto a quelle solite, risultano invero un pochino addomesticate, per vari motivi tra cui merita menzionare:
- si va in agosto (dunque niente neve, ghiaccio, freddo, ecc.)
- essendo in vacanza, si va quando le condizioni meteo sono buone (e non quando arriva l'unico fine settimana in cui tutti possono, e dunque tipicamente con un tempo da schifo)
- si va su percorsi già testati (niente sorprese)
- gli zaini, chissà perché, sono meno pieni (qualcosa fa sospettare che il menù più frugale giochi un qualche ruolo).
Per quest'anno la scelta cade sul pizzo Barone, il tetto della Verzasca, già da noi salito, in condizioni peraltro anche allora buone, nell'autunno 2008: sono infatti sicuro che il percorso è privo di reali difficoltà ed alla portata di adolescenti; inoltre è una gita panoramica particolarmente adatta alle condizioni di vento da nord in cui ci troviamo. Speriamo che il percorso sia gradito: l'anno scorso, dopo 3 giorni in valle Antrona (comprendenti il pernottamento nel bivacco di latta di Camposecco), avevo avuto l'impressione di aver esagerato un pochino.
 Alla capanna Barone, l'atmosfera è alquanto diversa da quella che incontriamo di solito nei rifugi svizzeri: innanzitutto c'è gente, diversi gruppi (non hai la solita impressione di essere l'unico bipede nel raggio di chilometri di quando sei, che so, in val Lodrino in novembre, come di solito ci capita). 
Inoltre, anche le persone in capanna sono di una tipologia “diversa” rispetto al solito: si tratta di escursionisti silenziosi, ben equipaggiati, ben organizzati, che seguono i percorsi canonici segnalati e scelgono gli itinerari in base alla disponibilità di rifugi accoglienti e informazioni facilmente reperibili sulla letteratura specializzata. Insomma, persone che in val Lodrino in novembre non trovi.
Ad ogni modo ci comportiamo anche noi silenziosamente ed educatamente e, trascorsa la notte nel dormitorio al piano superiore (con “imprendibile” vista sulla bocchetta della Campala dalla grande vetrata), ci svegliamo per ultimi alle sette e mezza (una coppia di germanici si è alzata alle 5 e mezza: forse volevano fare l'intera Via Alta Verzasca in un giorno) e per ultimi partiamo poco prima delle nove. 
Già a quell'ora fino al lago, ancora in ombra, fa freddino, complice anche il vento da nord (chissà i germanici usciti alle 6). Poi arriva il sole e il resto della salita prosegue, come ricordavo, senza difficoltà di sorta. Il bello di questa cima è che mentre risali l'ultimo pezzo di sfasciumi non intuisci fino alla fine il fatto che, appena sopra, la zona sommitale sia costituita da un grande pianoro col panorama che si apre all'improvviso in tutte le direzioni. Posso così esibirmi nell'indicare alle fanciulle cime a loro note dopo anni di frequentazione dell'Ossola (Rosa, Leone, Weissmies...) e meno note (Adula, Tödi...), nonché alle foto di rito. Discesa lunga, ma senza intoppi di sorta e, alla fine, opinioni positive da parte di moglie e figlie: meno male, anche questa è andata.

domenica 17 maggio 2015

Rifugio Costa 1941m


La venuta di Goro, amico e simpatizzante SEI giapponese questa volta ci porta alla capanna Costa in Val Verzasca.
Con un tempo e clima estremamente favorevoli partiamo da Frasco (885m) diritti diritti verso il rifugio. Il sentiero sale veloce verso Pescia ed i successivi casolari per poi introfularsi nella più stretta Val D'Efra. Il panorama sulla giovane primavera in Verzasca e Efra esprime il massimo risalto dal punto di vista dei colori.
Raggiungiamo il rifugio alpe Costa (1941m) dopo aver passato per boschi di faggio e quindi di abete e larice. La capanna è equipaggiata di gas, luce, stufa, legna e coperte per 8 posti letto ed è di proprietà del Patriziato di Frasco. La sua manutenzione è molto ben curata, dalla fornitura di legna alle impeccabili strutture interne del rifugio.
Dopo un tardo spuntino il gruppo si dedica a leggere, osservare il panorama o riposarsi. Il cielo ed il clima sopra e attorno la Costa sono assolutamente gradevoli.
Ma presto le piacevoli incombenze pomeridiane si fanno strada: accendere la stufa, preparare l'impasto per la focaccia, mettere al fresco una bottiglia di liquido bianco con le bolle, tagliare, pulire...
In onore di Goro la scelta del piatto principale serale cade su un alimento che per i suoi ingredienti fondamentali si può considerare panalpino: i pizzoccheri.

La mattina dopo c'è chi si alza per ammirare l'alba mentre gli altri dormono ancora un poco. Dopo colazione si sale per il sentiero che si indirizza verso la capanna Cógnora: rododendri, genziane, un camoscio solitario, gruppi di massi digradanti e poi la neve. Bei paesaggi ed un paio di ore di cammino.

Al ritorno in capanna ben presto vediamo arrivare altri gruppi di escursionisti provenienti dal basso. Pranziamo, mettiamo tutto a posto e quindi guadagnamo la discesa.

Esteban

sabato 15 giugno 2013

alpe di Starlaresc, val Verzasca

Un bel fine settimana di metà giugno, questo, con il S.E.I. in formazione internazionale: è con noi ancora una volta Goro, il collega dal Giappone di Nando. Questa è anche l'occasione dei saluti a Esteban che ci lascia fino a settembre per la sua annuale scorribanda in Asia in località ignota (chissà se incontrerà il Presidente...).
Pianasc (819m)
Il posto scelto è di prima categoria: la capanna Starlaresc, 1875m, sotto il Madom da Sgiof in val Verzasca. Il luogo è famoso per la presenza del tritone alpestre, un raro anfibio abitante dei laghetti montani che qui trova le condizioni ottimali per il suo sviluppo.
Partiamo relativamente di buon'ora e posiamo l'auto alle 10.30 in una stradina a fondo cieco sulla sinistra appena dopo un ristorante sulla strada principale che attraversa Piee (740m), frazioncina di Brione. Il cartello, poco prima della stradina, indica la capanna.
Sono diverse le possibilità per salire alla Starlaresc: lo impareremo a nostre spese al ritorno. Per l'andata non ci sono dubbi: scegliamo di percorrere la via più diretta.
pausa a Màtar (1304m)
Passiamo rapidi Pianasc (819m) da cui parte la prima salita un po' erta fino a Màtar (1304m). I segnavia, accanto il classico bianco-rosso, sono pittati di curiose striscette gialle. L'eco dei discorsi che ascolto salendo è in lingua inglese: a un Goro molto loquace s'affianca un Esteban non da meno.
Qui a Màtar tiriamo il fiato e facciamo il punto: ora scenderemo un po' fino a che troveremo il bivio per la strada diretta, una quarantina di metri sotto, a quota 1260m circa.
Il cammino ora si fa ripido e costeggia la cascata. Aiutano la salita catene, belle scale di gradini di legno intagliati in lunghi tronchi appoggiati, e qualche corda legata alla base di grossi larici.
catene in aiuto del S.E.I.
cascata del Valegg di Gann
Per 500m buoni il percorso è un ripido salire per il bosco con improvvise aperture sulla cascata. A metà di questi 500m si trova l'attraversamento del torrente il cui balcone esposto sulla val Verzasca regala una bella vista sul Poncione di Alnasca (2301m).
Si arriva così al pianone appena sotto l'ultimo scalone prima del rifugio. Qualche foto, si tira il fiato e si riparte.
Madom de Sgiòf (2365m) e
balza della Corte di Starlaresc
Superato anche lo scalone siamo al cospetto del lago di Starlaresc e della capanna in 2h e 45min. Il tempo non è dei migliori, ma almeno non c'era il sole diretto durante la salita anche se l'umidità era tanta...
Ma ora è un'altra storia! Ahhh...e iniziamo a rilassarci. Ci guardiamo intorno, la capanna è bellissima. Ricavata in una ex-stalla, la stanza principale occupa un quarto circa della struttura (il resto è legnaia e deposito materiale) con due tavoli, stufa, tutto il necessario per la cucina e camino con cartelli che ne consigliano, giustamente, un uso moderato. Al piano di sopra una dozzina di materassi da stendere a terra e le coperte ben chiuse in un armadio.
capanna Starlaresc (1875m) e
lago del Starlarésc da Sgiof
Facciamo un pranzo frugale fuori prima di dedicarci al taglio della legna: ci sono in legnaia molti grossi pezzi di resinoso larice da tagliare a misura per la stufa, e ci divertiamo a farlo per un paio di essi. Il pomeriggio scorre morbido finché il gruppo si divide tra chi sale sul Madom da Sgiof e chi resta a impastare la farina per la focaccia.
Per salire al Madom occorre andare al p.sso Deva (2036m) e tenere la sinistra. Una volta al passo si scorge finalmente la val Maggia e la val Brusada, suo prodromo e gran bel büüs davvero. L'assenza quasi completa di neve consente una salita comoda fino alla cima al Madom da Sgiof (2265m) sulla quale troneggiano due grossi ometti di pietra.
Madom da Sigòf, cima
Purtroppo la foschia dell'umido pomeriggio invischia tutto: non si vede nulla!!! Solo la strada per scendere dopo aver segnalato l'arrivo agli altri di sotto usando il fischietto S.E.I., ultimo pezzo a corredo della dotazione tecnica post-decennale.
Dopo queste due ore in giro, il gruppo si ricompatta per dare inizio alle operazioni fondamentali della cena che culminano nella cottura della focaccia. La stufa in capanna dispone infatti di un forno, anche lui, di prima categoria dove cuociamo una delle migliori focacce a memoria S.E.I., migliore anche di quella di Portri (ottobre 2010, val Nédro e, fino a qui, padre di tutti i büüs).
cena da califfi della cucina
La cena da califfi vede un inizio epico con assaggi di gastronomia dal Giappone che apprezziamo molto e accompagnamo con del Brachetto. Poi la focaccia e una pasta all'amatriciana un po' arrangiata ma ottima lo stesso. Chiudiamo con mate e grappa, ma la serata è solo all'inizio! Complice il fatto che il gioco delle carte non si può fare (uno "big sweep" in versione "scientific") troviamo le bocce, e via!!! Fino all'oscurità Esteban e Goro sfidano CP e Nando (vincendo).
partita a bocce!
La notte è immota e silenziosa almeno fino a quando, appena dopo l'alba, suona la sveglia di Goro e, inspiegabilmente, Esteban inizia ad attivarsi subito seguito da Nando (poteva esimersi?) e Goro stesso. Resisto tre quarti d'ora ancora disteso malgrado i mezzi subdoli, anche con colpi di bastone da sotto, che mi invitano scendere per lavare i piatti (i compiti nel S.E.I. sono rigidamente distribuiti), e alle 7.15 cedo e inizia la mia giornata.
al cospetto del Poncione d'Alnasca (2301m)
Questa mattina andiamo all'alpe Masnee: si arriva sempre al passo Deva ma poi si prosegue a destra. Dal passo si arriva in Masnee in 30 minuti circa. Questa è proprio una bell'alpe ottimamente rimessa a posto e ben mimetizzata tra le rocce circostanti. Il complesso ricorda molto l'alpe Spluga (c'è un lungo sentiero bianco-blu-bianco che le congiunge, i tempi danno 7 ore): 5 baite in pietra adibite a compiti diversi, cucina, refettorio, due dormitori e un bagno nel quale, come in alpe Spluga, c'è la doccia! Un cartello però dice di non usare lo scaldabagno a legna...
alpe Masnee (2063m) e
passo Deva (2036m)
La Masnee è un "must" della Via Alta della Valmaggia, un posto da oltre 500 presenze all'anno. Il nostro arrivo segue di poco l'uscita dei primi due ospiti del 2013. Troviamo la stufa ancora calda e le loro firme sul registro. Contenti, apponiamo anche le nostre con quella di Goro che fa bella mostra di sé in lingua giapponese.
Torniamo indietro, ci diamo a un pranzo light e decidiamo di fare il ritorno "lungo" pensando di evitarci le ripide scale dell'andata. Firmiamo il registro, lasciamo tutto a posto e un po' di legna tagliata. Ci si mette in cammino verso l'alpe di Sgiof (1728m) superando per una morena la corte di Starlaresc fino al bel Motarüch (2011m) da dove inizia la nostra lunga discesa giù per la crestina e immersi nel sole che nel frattempo s'è fatto vivo.
erta la via
 verso il Pian del Vald (1164m)
A livello dell'alpe di Sgiof prendiamo il bivio sulla sinistra, non quello che riporta a Màtar ma l'altro, più in basso, che fa scendere al Piano del Vald (1164m). Una volta qui ci accorgiamo che il sentiero segnato sulla CNS 1:50000 non è più indicato per non correre rischi allunghiamo passando da Ganne e poi lungo un pezzo di "Sentierone" ci ricongiungiamo alla strada provinciale. Due aspettano e due fanno il chilometro e mezzo che permette di recuperare l'auto.
Salutiamo la val Verzasca che, come sempre, regala belle emozioni.
Viva il Presidente!
Viva il S.E.I.!
CP

sabato 21 maggio 2011

Alpe Cognora, val Verzasca (TI)

Finalmente un bel gruppo! Siamo in ben sei persone e la meta di questo giro e' l'alpe Cognora, una capanna per noi nuova in val Verzasca. Anche questa volta sappiamo che ci bagneremo, fa caldo, e i temporali sono inevitabili. Siamo in tanti anche perche' c'e' da salutare Stefano, socio fondatore del SEI della primissima ora e creatore del blog. Se ne andra' per 6-7 mesi all'estero e chiude con questo giro il suo anno con noi altri compagni di merende. Nella tarda mattinata di sole arriviamo a Sonogno (918m) e lasciamo le vetture nel posteggione a pagamento (una quindicina di franchi a vettura fino a domenica) all'inizio del paese. Ci incamminiamo per la strada che, in piano, si inoltra per la val Vegorness su strada asfaltata, prima, e poi sul classico pave' anti-ghiaccio. Siamo insieme a molte persone a fare questa passeggiata di fondovalle e dopo circa trentacinque minuti troviamo l'indicazione a destra per l'alpe Cognora. Lasciamo la strada che, ancora per un bel po', prosegue fino all'attacco del sentiero per l'alpe Barone dove qualcuno di noi è stato.
Il sentiero, pam!, si inerpica subito e ci ripara dal sole entrando nel bosco poco prima del traverso orizzontale al termine del quale inizia la seconda, e altrettanto ripida, parte del sentiero. Si tratta, complessivamente, di 1000 metri di dislivello molto diretti su sentiero ben segnato e, in molti punti, anche rifatto e rinforzato da gradini in legno: particolare questo che fa pensare che lo usino per gare di corsa in montagna. A causa dei numerosi pezzi esposti il sentiero e' infattibile o, almeno, risulta molto impegnativo durante l'inverno. Sale ripido sempre, concedendo ben poche pause per ammirare il panorama di fondovalle e del bosco. Dopo il traverso, nel punto dove il sentiero passa il torrente, ci fermiamo per delle foto di rito e per ammirare, in alto, i numerosi salti ben visibili che delineano la sua sinuosa cascata.
alpe di Cognora (1938m)
Dopo un'ora e mezza dall'attacco della salita i primi di noi arrivano all'alpe Cognora (1936m) e trovano ben due gruppi di persone che han fatto la salita qui durante la prima mattinata evitando, a differenza di noi, la pioggia.
Dopo qualche tempo siamo il solo gruppo a restare. La tentazione di andare subito al Passo di Piatto e' forte per me e Stefano. 
Passo di Piatto (2111m) e Pizzo Forno (2907m)
Dal Passo di Piatto si vede bene il punto dove sorge l'alpe Sponda (in cui siamo stati a marzo 2010). Dalla Cognora e' infatti possibile collegare diversi giorni di permanenza sui monti, passando per la Sponda fino a Campo Tencia. Il sentiero da Passo di Piatto alla Capanna Barone, invece, e' dato come alpinistico. Non si vede assolutamente dove passa sotto le pareti verticali che ne costituiscono l'aereo scenario. Nel momento in cui Stefano e io ci godiamo la vista sul Laghetto e il panorama dal Passo, due tosti slovacchi incontrati in precedenza lo stanno percorrendo per andare a dormire in Barone, ma non riusciamo a vedere neanche loro.
Torniamo indietro, e dopo una partita a scopa che non si faceva da parecchie gite, inziamo i preparativi per la cena che vede il gradito ritorno della focaccia da impastare e cuocere nel forno della stufa. 
Ci diamo dentro con pizzoccheri, formaggio, e brindisi a volonta' al SEI e alla partenza di Stefano.
La mattina dopo conosciamo il signor Guidotti, il guardiano, che e' salito per aprire prima del tempo ufficiale (1 giugno) l'acqua all'interno della Capanna, e dichiarare cosi' aperta e agibile la Cognora agli escursionisti per la stagione 2011. Anche l'altro Stefano, Alessandro e Adriano vanno al Passo di Piatto. Prima del pranzo iniziano ad addensarsi nubi le quali si sfogano, come ieri, intorno all'una. Aspettiamo di scendere per un'oretta ingannando il tempo con una ulteriore e salutare mano di scopa. Quando smette di piovere raccogliamo i bagagli e andiamo, essendo ormai pronti da tempo.
Il tempo di firmare il registro e di fare i ringraziamenti alla Societa' Escursionistica Verzaschese, al Patriziato di Sonogno e al nostro Presidente SEI, e ci avviamo per la discesa del ritorno a casa. Lungo la strada di fondovalle incontriamo gli slovacchi che, come unico aggettivo per definire il sentiero Cognora - Barone (fatto in sette ore), usano "tough".
Marco "CP"

domenica 13 febbraio 2011

Rifugio Costa (TI)

L'alpe Costa e' una capanna molto ben ricostruita, in modo molto razionale, che il Patriziato di Frasco mette gentilmente a disposizione degli escursionisti. E' un comodo posto tappa per giri di piu' giorni verso le capanne Barone e Sponda (attraverso il Madom Gröss), oppure verso il Pizzo Cramosino per entrare nelle caratteristiche laterali della val Leventina o per giungere in capanna Efra. Nel rifugio Costa ci sono solo 7 posti letto e la riservazione al "Galina", l'attuale gestore, e' piu' che mai necessaria.
Arriviamo a Frasco in una splendida mattina di meta' febbraio dopo una settimana di gran caldo in quota. Ci aspettiamo una neve non ottimale (e infatti...). Partiamo dalla chiesa con le racchette da neve in spalla e subito all'avvio troviamo la casa di una delle persone del Patriziato che ha contribuito a ricostruire la baita; riconosciamo il cane, presenza fissa del libro del rifugio e del bel contributo fotografico che dettaglia il lavoro svolto.
Il sentiero, piuttosto diretto, alterna alle ripide salite, anche su co2roccia, qualche punto dove spiana per brevi traversi. Appena sopra le prime baite di quota 1200m abbiamo l'appuntamento con il Galina. Non salira' il giorno successivo perche' e' impegnato nella ricorrenza di un evento luttuoso occorso 60 anni fa a Frasco. Lo salutiamo con la promessa di riverderci e arriviamo al successivo punto di sosta, l'alpe Coo der Preda, che pero', cosa insolita, si trova circa 100 metri sopra dove l'annuncia un cartello evidentemente posizionato male. Il sentiero da qui, ovvero da 1450m circa, seleziona in modo più netto la parte piu' rapida del gruppo.
I precursori del gruppo ci aspettano intorno a 1700m prima di una ripida risalita su roccette e di un traverso al termine del qualeco1 indossiamo le racchette da neve: la scena e' finalmente piena di neve (1800m) sfaldata dal caldo.
Successivamente lasciamo il sentiero per una direttissima risalita alla nostra sinistra che ci permette di arrivare all'altezza della bandiera che segnala la presenza dell'alpe Costa. 
Il rifugio e' posto su uno del rari spazi non ripidi concessi dalla valle selvaggia, con una generosa visione a tonalita' bianche e grigie sulla val Verzasca e le sue montagne.
L'interno della capanna e' contenuto e molto ben organizzato con un soppalco per appoggiare i materassi (nuovi). Ci sono fornelli, lavello e stufa su cui si puo' cucinare e una discreta fornitura di pentole. Cosa molto utile, l'acqua scorre nella fontana fuori.
Co34Bighelloniamo per tutto il pomeriggio e dalle ore 18.00 iniziano i preparativi della cena. In cinque ci diamo dentro mica male con una suddivisione dei compiti e degli automatismi da vera squadra di Califfi della cucina. Prepariamo un'ottima focaccia per aperitivo e il piatto forte di polenta uncia con verdure d'accompagnamento. Incredibilmente avanza del vino...
Domenica il tempo e' completamente diverso, brutto con nuvole molto basse. I due piu' giovani, Stefano A. e Marco P., vanno circa aco3 2400m e intuiscono da dove inizi il panoramico traverso per raggiungere la capanna Efra. Una volta che i due rientrano accade il miracolo! Riusciamo a fare un paio di mani a briscola chiamata, nonostante la ritrosia di uno di noi.
Dopo un pranzo frugale rimettiamo tutto a posto, notando che solo il gestore puo' aprire e chiudere i rubinetti generali di acqua e soprattutto del gas.
Firmiamo il libro del rifugio e lasciamo il nostro ringraziamento (oltre che al Presidente S.E.I.) al Galina e al Patriziato per l'ottimo lavoro e l'ottima accoglienza che il posto riserva all'escursionista. Poco prima della macchina, il socio del Patriziato ci chiede se tutto e' andato bene e ci suggerisce: "Siete voi che dovete dirci cosa dobbiamo fare per migliorare il posto, mi raccomando!" Invito che giriamo a tutti i futuri ospiti del rifugio Costa che il Patriziato si aspetta piu' numerosi per i tempi a venire.
Marco "CP" e Stefano

domenica 19 settembre 2010

Capanna Osola (TI) CH

Come giro di termine estate, durante un fine settimana dal sabato che si annuncia brutto e piovoso, decidiamo per la capanna Osola (1420m) che si raggiunge da Brione con un percorso non lungo per non rischiare di prendere troppa acqua. Sappiamo che all'Osola la legna non manca e, nel caso, ci si puo' asciugare a dovere.
Il giro a media quota, nel bosco, serve anche allo scopo di raccogliere funghi per la cena.
Lasciata l'auto a Brione, la prima metà del percorso avviene lungo la strada che risale la val Osola, laterale della bella e turistica val Verzasca. Sotto un cielo grigio, che però sembra tenere, passiamo accanto alle molte baite tutte rimesse a posto. Scoraggiati dal tempo, lungo questi chilometri di strada incontriamo poca gente, tutti tedeschi. A un certo punto Nando ha la visione che si aspettava: 2 belle mazze di tamburo al culmine della maturazione!
Vengono raccolte, pregustando il seguito nel bosco sotto l'Osola.
Dopo circa un'ora e mezza la strada diviene un sentiero e il resto dei 700 metri di dislivello li si percorre alternando densa faggeta a spazi leggermente più aperti che lascerebbero vedere un po' di panorama se non fosse tutto uniformemente grigio. Arriviamo alla capanna 190910osola-18 Osola non troppo bagnati. Questo e' un posto molto frequentato a giudicare dalle quasi 400 presenze nel 2010, dall'apertura di maggio. Ora siamo solo noi e sei asinelli al pascolo che si fanno insistentemente sotto per ricevere qualche cosa da mangiare. Stefano si rivela anche abile nello scacciarli definitivamente.
Questo giro si segnala per la presenza di Alessandro, alla prima uscita con il S.E.I., che si dimostra un ottimo compagno di merende e da' il suo notevole contributo spaccando la quantità di legna necessaria alla cucina. La capanna non ha infatti il gas, ma questo non ci spaventa: anche qui, da veri "califfi della cucina", diamo sfoggio delle nostre capacità preparando risotto con i funghi, zampone, focaccia che Nando impasta e Alessandro condisce con porri e pomodori saltati sulla stufa.
La sera scorre morbida, aiutata dal mate e da quel po' di grappa che lenisce ogni fatica. La mattina seguente, di splendido sole, saliamo alla capanna Sambuco che sta a un'ora di cammino, in cima alla valle.190910osola-06 La Sambuco è simile alla Osola, il solo vantaggio in più e' la presenza del gas che sfruttiamo per un caffè crogiolandoci al sole del tavolo esterno. Il panorama aperto e lindo che abbiamo di fronte invita a restare qui in val d'Osola, ma ahime' non e' cosa.
Scendiamo con calma, raccogliamo le ultime cose, mettiamo tutto a posto e torniamo all'auto. A differenza del giorno prima, salutiamo molte più persone lungo il sentiero e la strada di fondo valle; altrettante sono in baita a godersi il sole del primo pomeriggio.
Marco