sabato 25 giugno 2011

val Forcola - val Gamba (CH)

Dopo tutto il maltempo che ha frenato le gite SEI per oltre un mese, facciamo un giro di tanta soddisfazione tra Italia e Svizzera, ma purtroppo a ranghi ridotti... Solo Nike, Nando e me. Ce ne andiamo venerdi' sera a dormire all'alpe Forcola (val Forcola, lato italiano) per poi scendere sabato nel primo pezzo di val Forcola (lato svizzero) e fare tappa nella splendida alpe di Campel Alt. Lasciamo qui gli zaini per un giro di tutto rispetto prima di ritornare per la notte di sabato. Domenica si torna in alpe Forcola, allungando per vedere la b.tta di Lendine/Lenden, prima di scendere a valle in tarda serata. Qui la mappa del giro e ora i dettagli:
b.tta Lendine

Venerdi' sera ore 20.00
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Con un bel tramonto che illumina il p.zzo di Prata, Nando, Nike e io ci mettiamo in marcia dal primo parcheggio di Voga appena sotto il bivio della strada a pagamento per Dardano (permesso presso il comune di Menarola). Saliamo prima su strada e, dalla chiara indicazione "Forcola" un paio di tornanti sopra, su sentiero stretto stretto e strappato alla tipica e voracissima vegetazione del sottobosco dei 1000 metri: felci e altre piante, arbusti e alberelli di posti umidi. 300 metri piu' su c'e' l'alpe Dardano dove incontriamo i proprietari di una baita che si godono il tramonto. Altri 200 metri su sentiero sempre ripido, ma un po' piu' largo e meglio delineato, e siamo presso l'aerea alpe Buglio e i suoi pascoli. Gli ultimi 300 metri, infine, spianano leggermente, la vista continua ad allargarsi e si riesce a vedere bene la valle dove, sul crinale con la val Bodengo, riconosciamo il paesino di Orlo: ci siamo passati lo scorso anno con Giacomo.
alpe e passo Forcola
E' umido ma non ho caldo, domina la stanchezza della settimana, e i passi si succedono con il desiderio di arrivare presto. Perdo tempo nell'aprire e chiudere i molti cancelli che delimitano le aree di pascolo. Nike fa su e giu' tra Nando (avanti) e me (indietro) correndo contenta, la lingua a penzoloni e le orecchie dritte. In un'ora e quaranta, ormai quasi con il buio, arrivo all'alpe Forcola. La ritrovo sempre bella, vuota, e con sei asini al pascolo. I suoi 12 posti letto e la dotazione sono a posto, ben tenuti, e con qualche novita' rispetto all'ultima volta (ormai parecchi anni indietro): la stufa ha cambiato posizione e la legnaia e' molto meno umida di prima. Merito anche dell'attento capannaro che la mantiene in ordine: Clito.
ospiti stagionali
 Il registro segna sempre numerosi passaggi, come si conviene a questa che e' una delle poche baite note al SEI sempre aperte, in ottime condizioni, dove si viene e si va in autogestione ed e' facilmente raggiungibile. L'altra che ho in mente e' l'amata alpe Pozzolo, meno facile da raggiungere. Dal registro vediamo che pochissime persone vanno dalla parte Svizzera della val Forcola. Non sanno cosa si perdono!
Cena veloce a base di pasta con sugo di noci, salume e 1/2 bottiglia di vino (in due). Un sorsino della grappa che abbiamo portato ristora Nando che e' molto triste per aver scordato a casa gli amati pomodori ("...ahhhh. Le pummarole"). Il sonno ci coglie subito e ci accompagna fino al mattino.

Sabato (d+ 1860m; d- 1580m)
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Nike esce contenta a salutare il sole delle 7.45 che, gia' dall'alba, investe il bivacco ma subito si ritrae titubante per la presenza degli asini (a loro volta incuriositi dal piccolo quadrupede). Si fa colazione con calma, qualche foto, e alle 9.30 siamo in marcia, non prima di aver nascosto della birra e aver scritto sul registro che torniamo domenica per passare la sera. I 400 metri che ci separano dal passo Forcola sono quasi tutti su sentiero sassoso, ben segnati, facili e in alcuni tratti piuttosto ripidi. Una volta al passo mi diverto a immortalare Nike che, per la prima volta in vita sua, passa il confine. Sotto di noi si estende il lato svizzero della val Forcola. Lo abbiamo gia' percorso quando siamo stati qui l'ultima volta nel 2007. Alla nostra sinistra c'e' il pizzo di Campel sotto il quale si trova quell'autentica meraviglia di Campel Alt, baita molto accogliente in una posizione panoramicamente splendida. Il problema di Campel Alt e' arrivarci. La foto qui sotto può essere d'aiuto nel seguire il percorso che ora descrivo.
da b.tta Lendine: vista val Forcola e p.sso Campel
Da dove siamo noi (Forcola, 2200m), la cosa standard da fare sarebbe scendere fino all'alpe de Quarnei (1754m) seguendo il sentiero segnato per poi prendere la traccia che va al passo di Campel (2044m)  oppure, con un sacco di strada in meno, una volta che ci si trova alle casupole per la manutenzione dell'elettrodotto, occorre traversare a quota 1990 sulla sinistra lasciando il sentiero principale della val Forcola per seguire una traccia ben delineata che inizia proprio presso la costruzione piu' grande e in basso delle due, diramandosi dal sentiero principale. Questa traccia termina poco dopo, di botto. A questo punto occorre tenere la quota e la vista del passo Campel (dove declina il lastrone di roccia che chiude la valle e spicca da dietro il pizzo Campel), ravanare tra rododendri, mirtilli e un po' di roccette, per un buon quarto d'ora e arrivare a prendere la traccia che, salendo dall'alpe de Quarnei, porta al passo Campel. 
p.sso Campel - arrivo.
Dal passo Campel la vista si riposa riempita di verde. 30 metri di bel prato sotto di noi e c'e' la baita Campel Alt; davanti a noi sullo sfondo si vede l'alpe de Bon, e sotto la val Montogn. Entriamo a Campel Alt alle 12. Questa e' una baita in una posizione splendida, molto confortevole, con fornelli, acqua corrente all'interno, gas, buona fornitura per la cucina, coperte, tanta legna accatastata fuori e dentro, il camino e una griglia. Non ha la stufa. Troviamo tutto in perfetto ordine, le nostre firme del 2007, constatiamo che anche qui si trovano frequentatori abituali (o custodi?) dai nomi curiosi (Beto) ma anche che in ben poche persone si fermano qui durante l'anno (incredibile!). Lasciamo gli zaini e riprendiamo (o meglio, iniziamo) il lungo giro esplorativo della val Gamba.
Campel Alt, interno
Il contatore di metri di dislivello in salita (d+) segna circa 450m, quello dei metri in discesa (d-) 230m. Iniziamo a percorrere i quasi 300m che ci separano dall'alp di Campel Bass lungo il sentiero molto ripido, stretto e in molti punti poco agevole e pieno di fango: anche dal basso arrivare a Campel Alt non e' una passeggiata. Ci sono un paio di punti non bellissimi da fare sedendosi sulla roccia per poggiare in sicurezza i piedi senza inzaccherarsi. Niente di pericoloso comunque, ma e' un po' una menata. L'arrivo in baita Campel Bass ci da' la possibilita' di bere un po' d'acqua. Anche questa baita e' sempre aperta ma di qualita' decisamente inferiore alla sua gemella superiore (no stufa, camino, acqua all'interno, pianale con materassi, coperte nel bidone, qualche fornitura da cucina). Firmiamo il passaggio e riprendiamo la discesa. Copriamo i reastanti 500m in meno tempo del previsto (stiamo carburando), il sentiero in questa seconda parte migliora ed e' interamente nel bosco. Nike insegue una pecora da sola e smarrita, per fortuna non c'e' cane pastore nei paraggi...
Arriviamo al ponte (1254m) che separa la val de Montogn dalla val Campel. Ci rechiamo all'alpe de Montogn (1320m), molto carina, piuttosto ben fornita (acqua, gas, pianale con materassi, coperte, discreta fornitura da cucina) e pulita. 
alpe de Montogn
C'e' il camino e non la stufa (d+ 540m; d- 1020m). Nike e io decidiamo di far visita all'alpe de Bon, Nando si gode qui il pomeriggio di meritato riposo. L'accordo e' di trovarsi al ponte della val di Campel per le ore 17.00. Riparto con Nike, motivatissimo. Il sentiero per l'alpe de Bon e' decisamente bello, non troppo ripido e tutto nel bosco che offre un gradito riparo dal sole. Seguendo i segni non c'e' possibilita' di perdersi, e copriamo i quasi 500m in altri 45 minuti. L'alpe de Bon (1811m) e' uno stanzone molto grande e inscaldabile d'inverno. Ci sono chiari segni della presenza di chi ha passato qui la notte. L'interno e' molto bello ma un po' buio. E' tutto di legno, c'e' l'acqua corrente, molta la fornitura di posate, coperte, piumoni, ecc., e a differenza delle tre baite precedenti c'e' la stufa. Sul registro delle presenze, ogni anno, le firme riprendono infatti in aprile/maggio per interrompersi entro la meta' di novembre. Appongo il sigillo SEI al registro delle presenze e scatto qualche foto all'esterno. Mi raggiunge Igor, un abitante di Mesocco, che era sulle roccette sopra il bivacco a godersi il pomeriggio prima del ritorno ("devo buttare l'erba nell'oasi ecologica che chiude alle 17". Gli dico che io, invece, la butto nel cantiere vicino...). 
alpe de Bon - retro
Suo cugino e la fidanzata restano, noi scendiamo insieme chiaccherando. Lo presento a Nando, e poi via! Nike e io ripartiamo per l'ultima baita da tornare a vedere dopo tanto tempo: Gamba in Fora (1359), l'accesso alla val Gamba. Dopo 30 minuti del bel sentiero che si inoltra su per la valle, raggiungiamo il ponte di legno che da' accesso ai prati antistanti sull'altro lato. Dormimmo in Gamba in Fora la notte di venerdi' 13 luglio del 2007 quando siamo saliti da Cabbiolo (Lostallo) lungo il bruttissimo sentiero, esposto e cedevole, fatto che era quasi al buio. Non ricordo perché quella notte non ci siamo fermati a Montogn (poi Nando me lo ricorda: non lo abbiamo trovato!). A Gamba in Fora incontro Fritz e Erika, i due pastori che, ogni anno, da giugno a ottobre sono da queste parti prima di tornare a Berna. Mi presento, parlo con Erika in inglese che traduce in tedesco a Fritz. Mi parlano del pastore Marcel di Montogn, delle stagioni al pascolo e ricevono i miei ringraziamenti per l'ospitalita' rivevuta. Tra due settimane andranno via, a Setag: ecco perche' nel 2007 non li abbiamo incontrati. 
ponte val Campel - val Montogn
Torniamo al ponte dove arriviamo un po' prima delle 17.00 con Nando che gia' ci aspetta. Ci apprestiamo per l'ultimo sforzo: fare rientro in Campel Alt. Percorriamo gli ultimi (quasi) 800m in circa 1 ora e 35, con una breve sosta in Campel Bass per bere. Alla fine arriviamo su un po' stanchi ma non in crisi. Meno male che ho ascoltato Nando e non sono andato a vedere anche Gamba in Dent! Sara' per la prossima, ok, ma cosi' rientriamo presto e ci godiamo una serata con calma. Alle 18.30 siamo di nuovo a Campel Alt dopo 9 ore di tempo dedicato all'escursione. Passiamo una splendida serata! Ci godiamo il tramonto infuocato seduti al p.sso Campel, cuciniamo la polenta e grigliamo nel camino wurstel e pezzi di prosciutto. Nike, distrutta, si concede il meritato riposo visti i numeri di tutto rispetto di questo sabato di escursione: d+ 1860; d- 1580.
vista da p.sso Campel e alpe de Bon di fronte

Domenica
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La giornata di domenica ce la prendiamo in maniera piu' rilassata. Facciamo ritorno al passo Forcola e, gia' che ci siamo, deviamo per la b.tta di Lenden/Lendine (2322m) da cui ci gustiamo un bellissimo panorama fino al Rosa a ovest e, a est, dal bel laghetto sotto alla val di Drogo fino alla Bregaglia. Torniamo alla baita Forcola e, chiaramente, non siamo piu' da soli: troviamo due gruppi di persone saliti da Menarola. Altri due gruppi passano nel pomeriggio. Trascorriamo un pomeriggio piuttosto riposante, ritroviamo la birra lasciata, ceniamo alle 18.00 con un'altra cenetta non male. Alle 22.00 siamo a Pavia. Grandi soddisfazioni in questo giro! Ne lasciamo traccia sul registro dell'alpe Forcola anche per incoraggiare chi passa da qui a considerare che in due ore scarse si e' a Campel Alt.
Alla prossima!
Marco "CP".

sabato 21 maggio 2011

Alpe Cognora, val Verzasca (TI)

Finalmente un bel gruppo! Siamo in ben sei persone e la meta di questo giro e' l'alpe Cognora, una capanna per noi nuova in val Verzasca. Anche questa volta sappiamo che ci bagneremo, fa caldo, e i temporali sono inevitabili. Siamo in tanti anche perche' c'e' da salutare Stefano, socio fondatore del SEI della primissima ora e creatore del blog. Se ne andra' per 6-7 mesi all'estero e chiude con questo giro il suo anno con noi altri compagni di merende. Nella tarda mattinata di sole arriviamo a Sonogno (918m) e lasciamo le vetture nel posteggione a pagamento (una quindicina di franchi a vettura fino a domenica) all'inizio del paese. Ci incamminiamo per la strada che, in piano, si inoltra per la val Vegorness su strada asfaltata, prima, e poi sul classico pave' anti-ghiaccio. Siamo insieme a molte persone a fare questa passeggiata di fondovalle e dopo circa trentacinque minuti troviamo l'indicazione a destra per l'alpe Cognora. Lasciamo la strada che, ancora per un bel po', prosegue fino all'attacco del sentiero per l'alpe Barone dove qualcuno di noi è stato.
Il sentiero, pam!, si inerpica subito e ci ripara dal sole entrando nel bosco poco prima del traverso orizzontale al termine del quale inizia la seconda, e altrettanto ripida, parte del sentiero. Si tratta, complessivamente, di 1000 metri di dislivello molto diretti su sentiero ben segnato e, in molti punti, anche rifatto e rinforzato da gradini in legno: particolare questo che fa pensare che lo usino per gare di corsa in montagna. A causa dei numerosi pezzi esposti il sentiero e' infattibile o, almeno, risulta molto impegnativo durante l'inverno. Sale ripido sempre, concedendo ben poche pause per ammirare il panorama di fondovalle e del bosco. Dopo il traverso, nel punto dove il sentiero passa il torrente, ci fermiamo per delle foto di rito e per ammirare, in alto, i numerosi salti ben visibili che delineano la sua sinuosa cascata.
alpe di Cognora (1938m)
Dopo un'ora e mezza dall'attacco della salita i primi di noi arrivano all'alpe Cognora (1936m) e trovano ben due gruppi di persone che han fatto la salita qui durante la prima mattinata evitando, a differenza di noi, la pioggia.
Dopo qualche tempo siamo il solo gruppo a restare. La tentazione di andare subito al Passo di Piatto e' forte per me e Stefano. 
Passo di Piatto (2111m) e Pizzo Forno (2907m)
Dal Passo di Piatto si vede bene il punto dove sorge l'alpe Sponda (in cui siamo stati a marzo 2010). Dalla Cognora e' infatti possibile collegare diversi giorni di permanenza sui monti, passando per la Sponda fino a Campo Tencia. Il sentiero da Passo di Piatto alla Capanna Barone, invece, e' dato come alpinistico. Non si vede assolutamente dove passa sotto le pareti verticali che ne costituiscono l'aereo scenario. Nel momento in cui Stefano e io ci godiamo la vista sul Laghetto e il panorama dal Passo, due tosti slovacchi incontrati in precedenza lo stanno percorrendo per andare a dormire in Barone, ma non riusciamo a vedere neanche loro.
Torniamo indietro, e dopo una partita a scopa che non si faceva da parecchie gite, inziamo i preparativi per la cena che vede il gradito ritorno della focaccia da impastare e cuocere nel forno della stufa. 
Ci diamo dentro con pizzoccheri, formaggio, e brindisi a volonta' al SEI e alla partenza di Stefano.
La mattina dopo conosciamo il signor Guidotti, il guardiano, che e' salito per aprire prima del tempo ufficiale (1 giugno) l'acqua all'interno della Capanna, e dichiarare cosi' aperta e agibile la Cognora agli escursionisti per la stagione 2011. Anche l'altro Stefano, Alessandro e Adriano vanno al Passo di Piatto. Prima del pranzo iniziano ad addensarsi nubi le quali si sfogano, come ieri, intorno all'una. Aspettiamo di scendere per un'oretta ingannando il tempo con una ulteriore e salutare mano di scopa. Quando smette di piovere raccogliamo i bagagli e andiamo, essendo ormai pronti da tempo.
Il tempo di firmare il registro e di fare i ringraziamenti alla Societa' Escursionistica Verzaschese, al Patriziato di Sonogno e al nostro Presidente SEI, e ci avviamo per la discesa del ritorno a casa. Lungo la strada di fondovalle incontriamo gli slovacchi che, come unico aggettivo per definire il sentiero Cognora - Barone (fatto in sette ore), usano "tough".
Marco "CP"

domenica 15 maggio 2011

Alpe Gariss - Patriziato di Preonzo (Ti)

Dopo oltre un mese dall'ultima gita SEI non ne possiamo piu' di attendere, e anche con il maltempo che si annuncia decidiamo che si va, in un posto facile, ma si va. Optiamo per l'alpe Gariss (1422m), capanna del Patriziato di Preonzo, in val Moleno. E' questo un "buco" assolutamente non rischioso in caso di pioggia. Siamo solo in tre e facciamo ritorno in un posto gradito dove, quattro anni fa, siamo stati in compagnia dell'amico Claudio prima che si trasferisse all'estero. L'alpe Gariss e' una bella capanna, fruibile solo durante l'apertura (da maggio a ottobre), dotata di tutti i comfort: tanta legna, ampia possibilta' di tagliarne in legnaia o raccoglierne fuori, stufa, cucina a gas, coperte, acqua corrente sia dentro che fuori, wc. Partiamo da casa con il  sole, e lasciamo l'auto a Moleno ancora con il sole che occhieggia dalle nubi minacciose. La salita non presenta difficolta'. Parte decisa da Moleno, e incrocia due bivi: il primo segnalato da un cartello "storico" (il sentiero principale) con un lungo elenco di luoghi da raggiungere e il secondo con scritto (a mano) solo "Bolgri", ed e' quello che prendemmo l'anno scorso, scendendo, per iniziare la lunga traversata alpe Lai - alpe Vercasca (giro documentato nelle escursioni di Maggio 2010). 
Procediamo seguendo il sentiero che, piu' in piano, giunge al bel ponte sopra il torrente. Il luogo invita naturalmente alla sosta e alle prime foto. Il sentiero, sempre con salita dolce, costeggia il torrente fino all'alpe di Lai.
Quest'alpe, spartana, sempre aperta, con letti e un bel camino, sorge in un posto molto suggestivo (un vero "buco") tutta circondata dal bosco che ora e' in veste di un verde lucente. Troviamo tre persone che lavorano per il Patriziato alla manutenzione dei sentieri qui intorno. Apprendiamo da loro che i lavori dell'alpe Cusale procedono, e che probabilmente quest'anno, dopo il tetto,riusciranno a fare anche il pavimento. Aumenteranno, quindi, i posti tappa qui intorno. Non pochi per una valle da circa 150 passaggi all'anno! Meta' dei quali sono dei locali...Dopo la ripartenza dall'alpe di Lai il sentiero sale piu' deciso per girare attorno al costone che ci separa dalla piana dove sorge l'alpe Gariss che, come ricordavo l'ultima volta, si trova in cima ad un panettone. Quella volta abbiamo incontrato qui una coppia di pastori, lui friulano, lei australiana, che lavoravano dietro alla loro  mandria di pecore, animali di cui ora non c'e' piu' traccia. Siamo fortunati, arriviamo senza esserci bagnati perche' la pioggia arrivera' solo un paio d'ore dopo quando, dopo il te', decido di salire per altri 200m per andare all'alpe Cusale per vedere lo stato di avanzamento dei lavori: ottimo il tetto che han fatto, pero' dentro e' ancora tutto da iniziare.  
Torno giu', senza uscire dal bosco a mani vuote, ma scoprendo solo a cose fatte che i legnetti per accendere il fuoco erano custoditi nell'ultimo cassetto in basso della stufa, e dopo che anche Nando ne aveva ricavati un po' lavorando "di fino" con la roncola in legnaia. La pioggia scrosciante di meta' pomeriggio ci conferma che saremo solo noi in baita durante la notte e ci accingiamo a preparare una buona cena: risotto con i funghi, affettato ed emmenthal, oltre l'immancabile contorno caldo di verdure. Poi, a cena conclusa, approfittiamo della fornitura di ammazzacaffe' presente e consumiamo un po' di vodka(!). Siamo a dormire prestissimo, ci svegliamo dopo 11 ore di meritato riposo per recuperare dalle fatiche settimanali. Non facciamo praticamente nulla domenica, se non preparare il pranzo, rimettere a posto, e prepararci per scendere presto, contenti di aver scamapato le lavate che ci aspettavamo. Ringraziamo, oltre il nostro Presidente, il patriziato di Preonzo per il lavoro di manutenzione qui e nei dintorni.
Alla prossima!
Marco "CP"

domenica 3 aprile 2011

Alpe Pozzolo (VB)

Fa caldo, impossibile andare in alto, e quando facciamo l'elenco dei posti papabili per il fine settimana, salta fuori l'alpe Pozzolo (1640m): in un attimo la decisione di ritornare e' presa, dopo più di due anni, in un posto a noi caro. L'alpe Pozzolo è un'ottima baita, sempre aperta, che gli Amici della Montagna di Beura han costruito e mantenuto in questi anni. Certo, arrivarci non è agevolissimo (1400 metri di dislivello duri) ma il luogo dove si trova, un pianone con vista sul Rosa, con larici e cespugli di mirtilli, che prende sole anche d'inverno, isolato tra valli scoscese, allarga il cuore.
Non si portano le ciaspole, inutili adesso a queste quote. Sarà una gita senza giro domenicale a causa della neve marcia, ma non importa perché non ci annoieremo. Partiamo con tutta calma, dopo il caffé al bar dietro al municipio di Beura (VB), alle ore 11.00 di una mattinata velata con tanta foschia per le temperature alte.
Il mitico inizio del percorso è costituito da 15 minuti di salita ertissima lungo una strada lastricata di pietra, un antico lascito della civiltà della montagna. Dopo l'attacco, il sentiero (ben segnato, piuttosto di recente) non spiana affatto e, passata l'alpe Fiesco, si arriva al primo luogo di sosta: l'alpe Vaccareccia la cui fontana con bella vista sulle montagne di fronte (tra cui il Rosa che spunta gia') è un invito naturale a riprendere fiato.
Sostiamo un poco e si riprende per la seconda ora di ascesa. Si passa per diverse alpi, due o tre poco più che ruderi, nelle rare pause che concede il bel bosco di faggi, finché il sentiero spiana leggermente entrando in un'impervia valle che separa il lato dove sorge l'alpe Cortevecchia dal lato dell'alpe Pozzolo. Non mi dilungo sulle possibilità di accedere al Pozzolo, Nando lo ha fatto benissimo su Hikr.org (il link è nei commenti), noi scegliamo di salire lungo la costa, ovvero per la "direttissima" secondo il nostro gergo. Non vogliamo incontrare troppa neve marcia un po' piu' su, dove nelle scorse settimane ha nevicato. Non appena il tratto in costa si ricongiunge al sentiero standard (e ricominciano i segnavia) la neve e', infatti, marcia e si sprofonda fino all'inguine ad ogni passo. Gli ultimi 130 metri di dislivello (e i 100 metri piani una volta arrivati in cima) sono una vera sofferenza.
L'arrivo al Pozzolo, nell'incredibile luogo dove sorge, al pomeriggio di tranquillità che ci attende, sono una lusinga che ancora vedo lontana.020411beura-09 Prima e' tanta la stanchezza che devo smaltire nell'ora e mezza successiva.
Appena più su del Pozzolo e' ancora inverno. Le baite 50 metri sopra sono quasi completamente sommerse dalla neve, i larici attorno alla baita iniziano solo ora ad avere i primi ricacci e a pochi metri dalla baita si entra già nella neve fino al ginocchio. Troviamo la baita in ordine. L'unico problema sono i topi entrati nella parte bassa della dispensa. Laviamo tutto quello che ci potrà servire e iniziamo ad accendere la stufa: la fornitura di buona legna secca all'interno non è affatto scarsa. Abbiamo portato con noi un piccolo dono al rifugio, una sega nuova, di certo un misero dono rispetto ad altri regali, di cui è costellato il bivacco, lasciati nel corso degli anni da un 030411beura-30autentico innamorato della baita e di questi posti selvaggi e impervi attorno e dentro il Parco della Val Grande.
Il pomeriggio scorre morbido, bevendo te' e leggendo il libro del rifugio nel quale ritroviamo diversi nomi a noi familiari.
Il tramonto non fa disperdere la foschia, l'inconfondibile contorno del Rosa e' solo una linea ben delineata di azzurro e grigio sull'orizzonte uniforme.
I compiti per la cena si autoassegnano: CP alle verdure, Nando allo spinare le sarde (bigoli con sarde, ottime!), Stefano inaugura la new-entry della nostra dieta montana, la patata, che fa saltare in padella con speak e soffritto. Insomma, ci diamo dentro.
Neppure all'alba il Rosa si vede in tutta la sua maestosità, ma il suo profilo tinto di rosso spicca nell'aria azzurra del primo mattino.
Decidiamo di lasciare questo posto splendido prima che la neve sia troppo marcia e, visto che ci siamo alzati presto, passiamo un paio rit3d'ore a segare tronchi di larice che troviamo appoggiati sul retro della baita. Lasciamo una scorta di legna maggiore di quella che abbiamo trovato, non smentendoci mai. Il tempo di apporre il sigillo del SEI sul libro del rifugio e iniziamo a scendere per il lento ritorno a casa. Alla prossima alpe Pozzolo!
Marco "CP”