martedì 9 agosto 2011

Half Dome - Yosemite (CA)

Ai ben tre soci e al simpatizzante SEI (cui va tutto il plauso che si merita un infaticabile), in vacanza oltreoceano, tocca un'escursione incredibile lungo uno dei percorsi piu' famosi e battuti del parco Yosemite: la salita sulla cima dell'Half Dome (2694m), la montagna la cui celebre sagoma e' un po' il simbolo del parco. Ovviamente saliremo lungo il sentiero usato dagli hickers, essendo possibile arrivare in cima anche per la via piu' ripida, arrampicando lungo la verticale parete nord-ovest: Yosemite e' infatti anche il paradiso degli arrampicatori.
El Capitan e Half Dome al tramonto.
Qualche breve informazione tecnica. Si tratta di un lungo percorso di circa 11-12Km, mai pericoloso salvo il tratto un po' esposto sui gradoni prima della partenza del tratto attrezzato. Il dislivello complessivo è di circa 1600m, abbastanza concentrati, su sentiero quasi sempre ben segnato, purtroppo anche su asfalto. Il sentiero abbraccia l'Half Dome da sud-ovest a nord-est. Qui è possibile visulizzare una mappa sommaria del giro. I cartelli lungo il percorso riportano sempre le miglia che mancano alla fine, mai la quota.
Alloggiamo a Mariposa a circa 45 miglia sud-ovest dall'entrata del parco e, per evitare la coda al Visitor Center che ci aspettiamo, ci alziamo molto presto al mattino. Siamo consapevoli di quello che ci aspetta: in un video dell'ente Parco una simpatica Ranger avverte che questo percorso e' realmente impegnativo, che si deve andare sapendo che il giro dura sulle 12 ore, che si devono portare con se' coperture adeguate, cibo adeguato, acqua, e considerare la possibilta' di tornare con il buio. Da bravi ospiti, rispettiamo tutte le consegne ma ci accorgiamo di aver sopravvalutato il livello di controllo che i Rangers esercitano all'ingresso: al Visitor Center a nessuno pare interessare che tipo di equipaggiamento abbiamo, se abbiamo la lampada frontale, abbastanza cibo, abbastanza acqua, la giacca, il pile, ecc. Diciamo comunque dove andiamo e ricaviamo l'informazione fondamentale: l'acqua dei fiumi si puo' bere. Certo, magari c'e' qualche batterio, ci dice la Ranger, ma nulla di grave. E allora....via!
Verso la Vernal fall.
Lasciamo l'auto nel parcheggio di Curry Village alle 8.40, la mattinata e' tersa e profumata di resina, circondati come siamo da alti pini e qualche redwood, l'altissima sequoia costiera che cresce anche qui. Il cartello per l'inizio del sentiero ("Headtrail") ci conduce lungo una stradina asfaltata che, immaginiamo invano, finisca presto. Non siamo soli, parecchi turisti delle piu' diverse nazionalita' e dai più diversi indumenti ed equipaggiamento sono in cammino con noi. C'e' chi fa footing lungo questo pezzetto di strada, chi porta zaini pesantissimi (campeggerà lungo la valle di Little Yosemite?), chi semplicemente passeggia giocando con i suoi piccoli. Il sentierino asfaltato che seguiamo resta tale anche quando la salita si fa ripida e si arriva alla base della Vernal fall dove c'e' il bivio per Glacier Point (7.2 miglia) e per l'Half Dome utilizzando la via che non passa per la cima delle due cascate. Decidiamo di fare la cosa piu' panoramica e di passare per le due cascate. La prima è la Vernal fall. Il sentiero procede a ripidi scalini lungo un lato di essa dove gli spruzzi formano un persistente arcobaleno che incornicia l'ascesa del SEI. 
Merced river, Little Yosemite Valley.
Sopra la cascata, il letto del Merced river spiana e si allarga formando l'Emerald pool: la bellezza del luogo invita al bagno ma i cartelli dissuadono dal farlo. Qui intorno, come ovunque, e' tutto un suguito di rapide corse di scoiattolini per nulla intimoriti dalla presenza di tante persone. La prossima tappa e' la cima della Nevada fall. L'avvicinamento a essa e' piu' solitario, siamo soli per parecchi tratti di sentiero che in parecchi punti e' piu' sfuggente alternando scale di roccia a falsi piani sterrati (l'asfalto è finalmente scomparso). Arriviamo in cima alla Nevada fall e troviamo parecchie persone in sosta. Da qui iniziano le due miglia piu' riposanti del giro, l'ingresso nella Little Yosemite Valley: il sentiero costeggia il Merced river che scorre placido e tranquillo lungo un'ampia valle chiusa da bianche pareti di granito ai lati e, tra esse, alte redwood e diverse specie di pini. Un luogo incantevole. Al termine della valle c'e' il campeggio dove ci fermiamo per il pranzo in riva al fiume. Adriano decide di restare qui, Andrea, Sandro e io proseguiamo. 
Il sentiero si avvicina alle pareti di roccia sul lato destro della valle per aggirarle e raggiungere la base dell'ultima salita per l'Half Dome. 
Half Dome da sud, Little Yosemite Valley.
La vista si allarga parecchio e consente di vedere i ghiacciai sulla parte piu' interna della Sierra Nevada. Precedo gli altri fino al punto di sbarramento, dove il Ranger chiede il permesso per l'ultima parte di sentiero, quella attraverso i cavi di acciaio. Molte persone arrivano qui da sole o con un compagno portando permessi di accessi per gruppi numerosi, e allora chiedo se possono cedermi due dei loro accessi per i miei amici sprovvisti di esso. Naturalmente acconsentono (i permessi non si scambiano in denaro), e cosi' anche Sandro e Andrea possono salire. La salita verso la partenza del tratto con i cavi e' in pieno sole (siamo ormai attorno alle 13.45) e si fatica un po'. Una volta giunti, Sandro e Andrea preferiscono tornare indietro per paura di non farcela per il ritorno, e decidiamo di trovarci piu' tardi dove e' rimasto Adriano nel luogo del pranzo.
scorcio sull'Half Dome
Tiro fuori i guanti da lavoro che mi sono portato da casa, anche se ce n'e' un mucchio lasciati per gli escursionisti sprovvisti di essi a terra. Questa via attrezzata e' un corridoio largo un metro costituito da pali di acciaio piantati ogni 4-5 metri che sostengono due cavi anch'essi di acciaio. A terra, in corrispondenza di ogni coppia di pali, c'e' un utilissimo travetto di legno che facilita il blocco del piede in sosta. In salita avanzo a forza di braccia, tanto e' ripida l'ascesa. Ci si alterna con le persone che scendono avendo cura di intendersi bene su chi deve passare tra una sosta e l'altra. Mentre salgo, diverse persone scendono e cosi' impiego circa 40 minuti per questi 150 metri di via attrezzata. Cosi' tante persone me le ricordo solo nella via attrezzata del Sella (Dolomiti). 
Alla fine arrivo su! Contento, mi stupisco di quanto sia ampia la sommita' dell'Half Dome che percorro tutta facendo molte foto. Ci sono addirittura delle piante e un ultimo esmplare di pino (siamo a circa 2700m) dopo che gli altri 6 sono stati bruciati dai campeggiatori. Mi rammarico della scarsa visuale sull'immensa valle di Yosemite per via del fumo provocato dagli incendi controllati che i Ranger appiccano.
Ultimi 150 m di salita.
Riprovo l'ebbrezza della verticalita' sporgendomi, pancia a terra, fuori dal solido basamento granitico sotto di me. Magnifico! La sensazione di leggerezza che si prova sospesi su un simile strapiombo invita al volo. Resisto a questa fascinazione e torno giu', quasi consumando i guanti scorrendo via veloce la discesa lungo i cavi (sono almeno le 15.30, non sale piu' nessuno). Arrivo al posto di controllo dei permessi e il Ranger non c'e' piu'. Procedo via veloce e mi accorgo che ormai e' tardi e sono un po' stanco. Purtroppo manco completamente il luogo d'incontro con Andrea, Sandro e Adriano sbagliando in pieno la spiaggetta sul Merced river dove abbiamo pranzato, e questo costituisce l'inizio di un non piccolo casino. Non vedendoli, non mi preoccupo: "se non ci sono, saranno scesi" e mi dirigo di gran carriera verso il basso. Tra la Nevada e la Vernal fall incontro Adriano ma non Sandro e Andrea. Mi spiega Adriano che loro mi stanno aspettando, ma decidiamo di non tornare indietro e di proseguire fino alla Emerald Pool, dove Adriano ha dato loro appuntamento.
Intanto Andrea e Sandro mi stavano aspettando nei pressi del campeggio e, non vedendomi alle 17.45 circa, hanno allertato i Ranger della mia mancanza alla vicina Rangers Station . I Rangers dicono loro di aspettare che tornino giù tutti gli escursionisti. Gli ultimi arrivano al campeggio alle 19.00 (quando inizia a scendere il crepuscolo) dicendo che no, non c'e' stato alcun incidente sull'Half Dome e su non c'e' più nessuno. A questo punto scendono tutti, aiutandosi con le frontali nel tratto finale (alla fine sono servite!). Nel frattempo io e Adriano eravamo già a fondo valle dopo che, intorno alle 18.00, abbiamo aspettato mezz'ora all'Emerald Pool il loro arrivo. 
Nevada fall e Libery Cap al tramonto.
Arriviamo a Curry Village alle 19.35: purtroppo vediamo al parcheggio l'auto esattamente dove l'abbiamo lasciata, e capiamo che Sandro e Andrea ancora non ci sono. Lasciamo un biglietto ai due e ci incamminiamo verso il Visitor Center per parlare con qualche Ranger. Appena ne troviamo uno, spieghiamo la nostra storia e lui sorride, "Go to the car, your friends are coming". Capiamo che Sandro ha allertato i Ranger e che ci stavano cercando anche loro. Tutto bene quindi, ma solo per noi due. Sandro e Andrea arrivano all'auto alle 21. Leggono sul biglietto che saremmo tornati all'auto dopo aver parlato con i Ranger a Yosemite Village, e ci attendono: invano. Adriano e io, stanchi, non torniamo all'auto e questo genera un ulteriore ritardo....alla fine verso le 22.10 ci troviamo: si arrabbiano molto con me e ora, alla scrittura del report, posso dire che hanno ragione. La prossima volta se non li vedo nel posto che penso che sia il luogo dell'appuntamento mi metto a cercare meglio senza pensare che a loro volta scendano, perche' se mi dicono che mi aspettano significa che mi aspettano.

Qui sotto, nei commenti, altre brevi descrizioni di giri fatti in questo agosto 2011 a spasso per i parchi dell'Ovest degli Stati Uniti.
CP

sabato 23 luglio 2011

In Capanna Como (I) e al passo dell'Orso

A ranghi sempre più ridotti, il SEI sceglie di tornare in Capanna Como, complici due fatti fondamentali: l'assenza di troppo maltempo proprio in questa zona (il mitico Wetterzentrale, per chi lo sa leggere e non sono io, ci prende!) e il fresco che caratterizza questi giorni. L'ultima volta che siamo stati nello splendido anfiteatro di monti attorno al lago di Darengo è stato insieme al Presidente SEI parecchi anni fa (era il 2006?), per "controllare lo stato di avanzamento dei lavori in Capanna": sì perché da un paio d'anni la Capanna Como ha ultimato il restyling ed e' aperta. Quella volta dormimmo al vicino bivacco Darengo (ora non utilizzabile) la cui gestione è del Comune di Livo. Andrea e io lasciamo l'auto, come sempre, appena dopo il cimitero di Livo, all'inizio dei 3Km in leggera discesa per raggiungere il crotto Dangri da cui ha inizio il bel sentiero di sassi che porta ripido, tra le stazioni di una via crucis, a Baggio, un simpatico borgo di case dove sostiamo alla fontana.
Lago di Darengo e Capanna Como
Non siamo soli, ci sono molte persone in giro, per lo piu' Tedeschi. La vista a est, verso la Valtellina, e' tutta un pienone di nuvole minacciose attorno al Legnone ingrugnito mentre a ovest il cielo è abbastanza azzurro. Il debole venticello da nord ci rassicura sulla tenuta (almeno a breve) del tempo. Da Baggio il sentiero scende molto dolcemente al fiume che si attraversa su un largo ponte per poi risalire dall'altra parte. Ha ora inizio, secondo me, il pezzo piu' bello del sentiero: la splendida faggeta che ci accompagna a un secondo ponte e poi fino al bivacco di Pianezza, anche lui gestito dal Comune di Livo e ora di nuovo agibile: questo è un ottimo posto dove passare un fine settimana fuori stagione. Da Pianezza parte uno dei sentieri per il bivacco Petazzi al laghetto di Ledu' dove fui molti anni fa insieme a Nando: sale ripido all'alpe Inghirina per poi ricongiungersi all'alta via del Lario che porta al bivacco.
Dangri
Da dopo Pianezza e' incredibile come cambi l'ambiente! Si entra nella seconda metà della val Darengo, molto piu' fredda della prima parte. Arrivano i primi abeti e i primi larici, tra i piu' bassi che abbia mai visto (siamo sui 1350m). Alla fine del bosco si vede bene, sulla destra, la chiusura della valle dove sorge la Capanna Como e, se si sa dov'e', si riesce a distinguere anche l'asta della bandiera sullo sfondo di rocce dello stesso colore. Ci addentriamo nel falso piano senza alberi prima di piegare sulla destra e attraversare il fiume poco dopo la diroccata alpe Darengo. Questi ultimi 350m di salita li facciamo quasi tutti sotto la pioggia scrosciante: ce la aspettavamo, il vento e' cambiato.
Faggeta verso Pianezza
In 4 ore dall'auto raggiungiamo cosi' il lago Darengo e lasciamo che la stanchezza venga lenita dalla visione della cornice di aspre montagne che si specchiano nell'acqua del lago. Splendido. Da qualche parte li' c'e' bocchetta della Correggia, che porta in val Bodengo alla b.tta del Notar per entrare in val Cama, sulla destra si vede la b.tta di San Pio e dietro di noi sta il p.sso dell'Orso. Di primo acchito dopo l'ingresso alla Como si e' colpiti dall'abbondanza di spazio: prima della ristrutturazione era molto più angusto lo spazio riservato alla cucina. Ora questo ci pare più razionale, sfruttato decisamente meglio e piu' luminoso. Ci sono sempre la stufa, cucina a gas, e l'acqua corrente. Nel corridoio c'e' l'ingresso per i due(!) bagni, l'interruttore generale, e la porta per andare al dormitorio al piano superiore dove vi sono una ventina di materassi diposti su pavimento e pianale superiore, cuscini e coperte (non molte, il giusto).
Faggeta verso Pianezza
Sembra tutto molto bello, poi ci accorgiamo delle cose che non vanno: il libro del rifugio non e' stato sostituito dal 2008: le persone che si fermano firmano a caso negli spazi vuoti; la legnaia e' scomparsa e al suo posto c'e' un container esterno dove i pochi ciocchi residui sono molto grossi e pieni zeppi di funghi per l'umidita'; lo scaffale in cucina e' pieno di oggetti inutili, polverosi e poco curati. Ecco, quel che colpisce e' la poca cura...
Capanna Como e p.sso dell'Orso
Ce la ricordavamo meglio. Sembra quasi si voglia dissuadere le persone dallo stare alla Como. 
Di sicuro non e' un posto per l'inverno. Siamo in compagnia di due persone che passeranno la notte con noi, ci diamo da fare per tagliare un po' la legna per accendere la stufa e togliere l'umidita' dai vestiti e dall'ambiente. Esce il sole nel tardo pomeriggio! Le cime prendono il color rosato che constrasta con il cielo grigio e molto pesante a est. L'operazione di accensione stufa, incredibilmente, riesce! E la serata scorre piuttosto morbida. L'unica nota stonata e' la mia performance a scopone: prendiamo una sonora batosta dai locali. Lasciamo legna secca per i prossimi ospiti della capanna.
lago di Darengo
Domenica il tempo e' soleggiato e decisamente fresco e si va al passo dell'Orso. La salita non presenta difficolta', e' tutto ben segnato. Quando si arriva a incrociare il traverso dell'anfiteatro per raggiungere la b.tta della Correggia colpisce l'assenza di segni. Ci sporgiamo dal passo dell'Orso verso valle di Dosso, stretta e solitaria. Come si vede dal video, giu' da qui è molto ripido! La presenza di maniglie di ferro per poggiare i piedi nei primi 10-20m di discesa sono rassicuranti. Non vedo l'alpe di Caurga, che le mappe riportano, ma si vedono le tracce in costa che permettono di arrivare sotto alla b.tta di Cama (o p.sso di Caurga) prima della salita (a caso?) per scavallare in val Cama.
Torniamo indietro contenti,scendendo con il sole e il fresco che dura fino a dopo Pianezza. La val Darengo cosi' luminosa nel gran rigoglio di verde estivo non l'abbiamo mai vista.
Marco "CP"

sabato 25 giugno 2011

val Forcola - val Gamba (CH)

Dopo tutto il maltempo che ha frenato le gite SEI per oltre un mese, facciamo un giro di tanta soddisfazione tra Italia e Svizzera, ma purtroppo a ranghi ridotti... Solo Nike, Nando e me. Ce ne andiamo venerdi' sera a dormire all'alpe Forcola (val Forcola, lato italiano) per poi scendere sabato nel primo pezzo di val Forcola (lato svizzero) e fare tappa nella splendida alpe di Campel Alt. Lasciamo qui gli zaini per un giro di tutto rispetto prima di ritornare per la notte di sabato. Domenica si torna in alpe Forcola, allungando per vedere la b.tta di Lendine/Lenden, prima di scendere a valle in tarda serata. Qui la mappa del giro e ora i dettagli:
b.tta Lendine

Venerdi' sera ore 20.00
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Con un bel tramonto che illumina il p.zzo di Prata, Nando, Nike e io ci mettiamo in marcia dal primo parcheggio di Voga appena sotto il bivio della strada a pagamento per Dardano (permesso presso il comune di Menarola). Saliamo prima su strada e, dalla chiara indicazione "Forcola" un paio di tornanti sopra, su sentiero stretto stretto e strappato alla tipica e voracissima vegetazione del sottobosco dei 1000 metri: felci e altre piante, arbusti e alberelli di posti umidi. 300 metri piu' su c'e' l'alpe Dardano dove incontriamo i proprietari di una baita che si godono il tramonto. Altri 200 metri su sentiero sempre ripido, ma un po' piu' largo e meglio delineato, e siamo presso l'aerea alpe Buglio e i suoi pascoli. Gli ultimi 300 metri, infine, spianano leggermente, la vista continua ad allargarsi e si riesce a vedere bene la valle dove, sul crinale con la val Bodengo, riconosciamo il paesino di Orlo: ci siamo passati lo scorso anno con Giacomo.
alpe e passo Forcola
E' umido ma non ho caldo, domina la stanchezza della settimana, e i passi si succedono con il desiderio di arrivare presto. Perdo tempo nell'aprire e chiudere i molti cancelli che delimitano le aree di pascolo. Nike fa su e giu' tra Nando (avanti) e me (indietro) correndo contenta, la lingua a penzoloni e le orecchie dritte. In un'ora e quaranta, ormai quasi con il buio, arrivo all'alpe Forcola. La ritrovo sempre bella, vuota, e con sei asini al pascolo. I suoi 12 posti letto e la dotazione sono a posto, ben tenuti, e con qualche novita' rispetto all'ultima volta (ormai parecchi anni indietro): la stufa ha cambiato posizione e la legnaia e' molto meno umida di prima. Merito anche dell'attento capannaro che la mantiene in ordine: Clito.
ospiti stagionali
 Il registro segna sempre numerosi passaggi, come si conviene a questa che e' una delle poche baite note al SEI sempre aperte, in ottime condizioni, dove si viene e si va in autogestione ed e' facilmente raggiungibile. L'altra che ho in mente e' l'amata alpe Pozzolo, meno facile da raggiungere. Dal registro vediamo che pochissime persone vanno dalla parte Svizzera della val Forcola. Non sanno cosa si perdono!
Cena veloce a base di pasta con sugo di noci, salume e 1/2 bottiglia di vino (in due). Un sorsino della grappa che abbiamo portato ristora Nando che e' molto triste per aver scordato a casa gli amati pomodori ("...ahhhh. Le pummarole"). Il sonno ci coglie subito e ci accompagna fino al mattino.

Sabato (d+ 1860m; d- 1580m)
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Nike esce contenta a salutare il sole delle 7.45 che, gia' dall'alba, investe il bivacco ma subito si ritrae titubante per la presenza degli asini (a loro volta incuriositi dal piccolo quadrupede). Si fa colazione con calma, qualche foto, e alle 9.30 siamo in marcia, non prima di aver nascosto della birra e aver scritto sul registro che torniamo domenica per passare la sera. I 400 metri che ci separano dal passo Forcola sono quasi tutti su sentiero sassoso, ben segnati, facili e in alcuni tratti piuttosto ripidi. Una volta al passo mi diverto a immortalare Nike che, per la prima volta in vita sua, passa il confine. Sotto di noi si estende il lato svizzero della val Forcola. Lo abbiamo gia' percorso quando siamo stati qui l'ultima volta nel 2007. Alla nostra sinistra c'e' il pizzo di Campel sotto il quale si trova quell'autentica meraviglia di Campel Alt, baita molto accogliente in una posizione panoramicamente splendida. Il problema di Campel Alt e' arrivarci. La foto qui sotto può essere d'aiuto nel seguire il percorso che ora descrivo.
da b.tta Lendine: vista val Forcola e p.sso Campel
Da dove siamo noi (Forcola, 2200m), la cosa standard da fare sarebbe scendere fino all'alpe de Quarnei (1754m) seguendo il sentiero segnato per poi prendere la traccia che va al passo di Campel (2044m)  oppure, con un sacco di strada in meno, una volta che ci si trova alle casupole per la manutenzione dell'elettrodotto, occorre traversare a quota 1990 sulla sinistra lasciando il sentiero principale della val Forcola per seguire una traccia ben delineata che inizia proprio presso la costruzione piu' grande e in basso delle due, diramandosi dal sentiero principale. Questa traccia termina poco dopo, di botto. A questo punto occorre tenere la quota e la vista del passo Campel (dove declina il lastrone di roccia che chiude la valle e spicca da dietro il pizzo Campel), ravanare tra rododendri, mirtilli e un po' di roccette, per un buon quarto d'ora e arrivare a prendere la traccia che, salendo dall'alpe de Quarnei, porta al passo Campel. 
p.sso Campel - arrivo.
Dal passo Campel la vista si riposa riempita di verde. 30 metri di bel prato sotto di noi e c'e' la baita Campel Alt; davanti a noi sullo sfondo si vede l'alpe de Bon, e sotto la val Montogn. Entriamo a Campel Alt alle 12. Questa e' una baita in una posizione splendida, molto confortevole, con fornelli, acqua corrente all'interno, gas, buona fornitura per la cucina, coperte, tanta legna accatastata fuori e dentro, il camino e una griglia. Non ha la stufa. Troviamo tutto in perfetto ordine, le nostre firme del 2007, constatiamo che anche qui si trovano frequentatori abituali (o custodi?) dai nomi curiosi (Beto) ma anche che in ben poche persone si fermano qui durante l'anno (incredibile!). Lasciamo gli zaini e riprendiamo (o meglio, iniziamo) il lungo giro esplorativo della val Gamba.
Campel Alt, interno
Il contatore di metri di dislivello in salita (d+) segna circa 450m, quello dei metri in discesa (d-) 230m. Iniziamo a percorrere i quasi 300m che ci separano dall'alp di Campel Bass lungo il sentiero molto ripido, stretto e in molti punti poco agevole e pieno di fango: anche dal basso arrivare a Campel Alt non e' una passeggiata. Ci sono un paio di punti non bellissimi da fare sedendosi sulla roccia per poggiare in sicurezza i piedi senza inzaccherarsi. Niente di pericoloso comunque, ma e' un po' una menata. L'arrivo in baita Campel Bass ci da' la possibilita' di bere un po' d'acqua. Anche questa baita e' sempre aperta ma di qualita' decisamente inferiore alla sua gemella superiore (no stufa, camino, acqua all'interno, pianale con materassi, coperte nel bidone, qualche fornitura da cucina). Firmiamo il passaggio e riprendiamo la discesa. Copriamo i reastanti 500m in meno tempo del previsto (stiamo carburando), il sentiero in questa seconda parte migliora ed e' interamente nel bosco. Nike insegue una pecora da sola e smarrita, per fortuna non c'e' cane pastore nei paraggi...
Arriviamo al ponte (1254m) che separa la val de Montogn dalla val Campel. Ci rechiamo all'alpe de Montogn (1320m), molto carina, piuttosto ben fornita (acqua, gas, pianale con materassi, coperte, discreta fornitura da cucina) e pulita. 
alpe de Montogn
C'e' il camino e non la stufa (d+ 540m; d- 1020m). Nike e io decidiamo di far visita all'alpe de Bon, Nando si gode qui il pomeriggio di meritato riposo. L'accordo e' di trovarsi al ponte della val di Campel per le ore 17.00. Riparto con Nike, motivatissimo. Il sentiero per l'alpe de Bon e' decisamente bello, non troppo ripido e tutto nel bosco che offre un gradito riparo dal sole. Seguendo i segni non c'e' possibilita' di perdersi, e copriamo i quasi 500m in altri 45 minuti. L'alpe de Bon (1811m) e' uno stanzone molto grande e inscaldabile d'inverno. Ci sono chiari segni della presenza di chi ha passato qui la notte. L'interno e' molto bello ma un po' buio. E' tutto di legno, c'e' l'acqua corrente, molta la fornitura di posate, coperte, piumoni, ecc., e a differenza delle tre baite precedenti c'e' la stufa. Sul registro delle presenze, ogni anno, le firme riprendono infatti in aprile/maggio per interrompersi entro la meta' di novembre. Appongo il sigillo SEI al registro delle presenze e scatto qualche foto all'esterno. Mi raggiunge Igor, un abitante di Mesocco, che era sulle roccette sopra il bivacco a godersi il pomeriggio prima del ritorno ("devo buttare l'erba nell'oasi ecologica che chiude alle 17". Gli dico che io, invece, la butto nel cantiere vicino...). 
alpe de Bon - retro
Suo cugino e la fidanzata restano, noi scendiamo insieme chiaccherando. Lo presento a Nando, e poi via! Nike e io ripartiamo per l'ultima baita da tornare a vedere dopo tanto tempo: Gamba in Fora (1359), l'accesso alla val Gamba. Dopo 30 minuti del bel sentiero che si inoltra su per la valle, raggiungiamo il ponte di legno che da' accesso ai prati antistanti sull'altro lato. Dormimmo in Gamba in Fora la notte di venerdi' 13 luglio del 2007 quando siamo saliti da Cabbiolo (Lostallo) lungo il bruttissimo sentiero, esposto e cedevole, fatto che era quasi al buio. Non ricordo perché quella notte non ci siamo fermati a Montogn (poi Nando me lo ricorda: non lo abbiamo trovato!). A Gamba in Fora incontro Fritz e Erika, i due pastori che, ogni anno, da giugno a ottobre sono da queste parti prima di tornare a Berna. Mi presento, parlo con Erika in inglese che traduce in tedesco a Fritz. Mi parlano del pastore Marcel di Montogn, delle stagioni al pascolo e ricevono i miei ringraziamenti per l'ospitalita' rivevuta. Tra due settimane andranno via, a Setag: ecco perche' nel 2007 non li abbiamo incontrati. 
ponte val Campel - val Montogn
Torniamo al ponte dove arriviamo un po' prima delle 17.00 con Nando che gia' ci aspetta. Ci apprestiamo per l'ultimo sforzo: fare rientro in Campel Alt. Percorriamo gli ultimi (quasi) 800m in circa 1 ora e 35, con una breve sosta in Campel Bass per bere. Alla fine arriviamo su un po' stanchi ma non in crisi. Meno male che ho ascoltato Nando e non sono andato a vedere anche Gamba in Dent! Sara' per la prossima, ok, ma cosi' rientriamo presto e ci godiamo una serata con calma. Alle 18.30 siamo di nuovo a Campel Alt dopo 9 ore di tempo dedicato all'escursione. Passiamo una splendida serata! Ci godiamo il tramonto infuocato seduti al p.sso Campel, cuciniamo la polenta e grigliamo nel camino wurstel e pezzi di prosciutto. Nike, distrutta, si concede il meritato riposo visti i numeri di tutto rispetto di questo sabato di escursione: d+ 1860; d- 1580.
vista da p.sso Campel e alpe de Bon di fronte

Domenica
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La giornata di domenica ce la prendiamo in maniera piu' rilassata. Facciamo ritorno al passo Forcola e, gia' che ci siamo, deviamo per la b.tta di Lenden/Lendine (2322m) da cui ci gustiamo un bellissimo panorama fino al Rosa a ovest e, a est, dal bel laghetto sotto alla val di Drogo fino alla Bregaglia. Torniamo alla baita Forcola e, chiaramente, non siamo piu' da soli: troviamo due gruppi di persone saliti da Menarola. Altri due gruppi passano nel pomeriggio. Trascorriamo un pomeriggio piuttosto riposante, ritroviamo la birra lasciata, ceniamo alle 18.00 con un'altra cenetta non male. Alle 22.00 siamo a Pavia. Grandi soddisfazioni in questo giro! Ne lasciamo traccia sul registro dell'alpe Forcola anche per incoraggiare chi passa da qui a considerare che in due ore scarse si e' a Campel Alt.
Alla prossima!
Marco "CP".

sabato 21 maggio 2011

Alpe Cognora, val Verzasca (TI)

Finalmente un bel gruppo! Siamo in ben sei persone e la meta di questo giro e' l'alpe Cognora, una capanna per noi nuova in val Verzasca. Anche questa volta sappiamo che ci bagneremo, fa caldo, e i temporali sono inevitabili. Siamo in tanti anche perche' c'e' da salutare Stefano, socio fondatore del SEI della primissima ora e creatore del blog. Se ne andra' per 6-7 mesi all'estero e chiude con questo giro il suo anno con noi altri compagni di merende. Nella tarda mattinata di sole arriviamo a Sonogno (918m) e lasciamo le vetture nel posteggione a pagamento (una quindicina di franchi a vettura fino a domenica) all'inizio del paese. Ci incamminiamo per la strada che, in piano, si inoltra per la val Vegorness su strada asfaltata, prima, e poi sul classico pave' anti-ghiaccio. Siamo insieme a molte persone a fare questa passeggiata di fondovalle e dopo circa trentacinque minuti troviamo l'indicazione a destra per l'alpe Cognora. Lasciamo la strada che, ancora per un bel po', prosegue fino all'attacco del sentiero per l'alpe Barone dove qualcuno di noi è stato.
Il sentiero, pam!, si inerpica subito e ci ripara dal sole entrando nel bosco poco prima del traverso orizzontale al termine del quale inizia la seconda, e altrettanto ripida, parte del sentiero. Si tratta, complessivamente, di 1000 metri di dislivello molto diretti su sentiero ben segnato e, in molti punti, anche rifatto e rinforzato da gradini in legno: particolare questo che fa pensare che lo usino per gare di corsa in montagna. A causa dei numerosi pezzi esposti il sentiero e' infattibile o, almeno, risulta molto impegnativo durante l'inverno. Sale ripido sempre, concedendo ben poche pause per ammirare il panorama di fondovalle e del bosco. Dopo il traverso, nel punto dove il sentiero passa il torrente, ci fermiamo per delle foto di rito e per ammirare, in alto, i numerosi salti ben visibili che delineano la sua sinuosa cascata.
alpe di Cognora (1938m)
Dopo un'ora e mezza dall'attacco della salita i primi di noi arrivano all'alpe Cognora (1936m) e trovano ben due gruppi di persone che han fatto la salita qui durante la prima mattinata evitando, a differenza di noi, la pioggia.
Dopo qualche tempo siamo il solo gruppo a restare. La tentazione di andare subito al Passo di Piatto e' forte per me e Stefano. 
Passo di Piatto (2111m) e Pizzo Forno (2907m)
Dal Passo di Piatto si vede bene il punto dove sorge l'alpe Sponda (in cui siamo stati a marzo 2010). Dalla Cognora e' infatti possibile collegare diversi giorni di permanenza sui monti, passando per la Sponda fino a Campo Tencia. Il sentiero da Passo di Piatto alla Capanna Barone, invece, e' dato come alpinistico. Non si vede assolutamente dove passa sotto le pareti verticali che ne costituiscono l'aereo scenario. Nel momento in cui Stefano e io ci godiamo la vista sul Laghetto e il panorama dal Passo, due tosti slovacchi incontrati in precedenza lo stanno percorrendo per andare a dormire in Barone, ma non riusciamo a vedere neanche loro.
Torniamo indietro, e dopo una partita a scopa che non si faceva da parecchie gite, inziamo i preparativi per la cena che vede il gradito ritorno della focaccia da impastare e cuocere nel forno della stufa. 
Ci diamo dentro con pizzoccheri, formaggio, e brindisi a volonta' al SEI e alla partenza di Stefano.
La mattina dopo conosciamo il signor Guidotti, il guardiano, che e' salito per aprire prima del tempo ufficiale (1 giugno) l'acqua all'interno della Capanna, e dichiarare cosi' aperta e agibile la Cognora agli escursionisti per la stagione 2011. Anche l'altro Stefano, Alessandro e Adriano vanno al Passo di Piatto. Prima del pranzo iniziano ad addensarsi nubi le quali si sfogano, come ieri, intorno all'una. Aspettiamo di scendere per un'oretta ingannando il tempo con una ulteriore e salutare mano di scopa. Quando smette di piovere raccogliamo i bagagli e andiamo, essendo ormai pronti da tempo.
Il tempo di firmare il registro e di fare i ringraziamenti alla Societa' Escursionistica Verzaschese, al Patriziato di Sonogno e al nostro Presidente SEI, e ci avviamo per la discesa del ritorno a casa. Lungo la strada di fondovalle incontriamo gli slovacchi che, come unico aggettivo per definire il sentiero Cognora - Barone (fatto in sette ore), usano "tough".
Marco "CP"