lunedì 22 ottobre 2018

sabato 12 maggio 2018

Decennale -$ in Val d'Ambra

Il decennale che non è un decennale lo festeggiamo nella capanna Tei, Val d'Ambra.

Partiamo da sopra Personico in un afoso mattino di maggio. La diga della Val d'Ambra viene subito dominata dall'ascesa. E' quasi secca. Invece la vegetazione di questa strana primavera si trova al suo culmine: castagni, noccioli, cespugli e fitto sottobosco. Quasi ci si aspetta di vedere un solitario porcino.

La salita non accenna a diminuire, ma è dopo Ramlitt, passate un paio di baite ristrutturate a dovere, che il sentiero avaro di segnaletiche si inerpica dentro boschi sconosciuti di abeti, faggi e poi larici. Raramente il panorama si apre (es. a Cavalüm) per mostrare il fondovalle e qualche montagna innevata.

Con un CP in buona forma raggiungiamo presto il rifugio Tei governato dal Patriziato di Personico; una capanna a 1376 m ben accomodata con cucina, stufa e camino, legna, acqua calda (scaldata da stufa), luce, materassi e coperte per 12 persone. 

In attesa di altri due amici raminghi cominciamo ad approntare le cose per il festeggiamento del decennale -$ che non è un decennale: mettere al fresco le bottiglie, scaldare l'acqua ed il fornetto della stufa, tagliare, lavare. Nel frattempo ci facciamo un tè nero OP di Haputale (Sri Lanka).

Poco dopo le 14 vediamo due tipi che fanno finta di correre nella pendenza atroce che sale al rifugio. Sono -F e Michi, i sodali rimanenti. Bene, ora non resta che stappare in onore di MN, il festeggiato. Salumi, pane, kren e altre salsine accompagnano il formaggio prodotto da -F. Attorno i boschi selvaggi, gridi di uccelli, le montagne sopra Biasca e la lontana capanna Prou.

Le cose belle finiscono sempre troppo in fretta, ma siamo ancora all'inizio: prima della cena ci aspetta una passeggiata per inoltrarci un poco nel sentiero alto che porta nel buco dell'Ambra. La visione di valli così anguste ed oscure non può che far rinsavire le nostre coscienze alterate.

Nonostante il tempo umido a tratti piovoso, la preparazione della cena nel rifugio procede con lucidità; il menù offre spiedini fatti al momento e poi grigliati nel camino, focaccia SEI cotta in forno, verdure, picante; il tutto irrorato da liquidi di prima categoria. Si brinda al Presidente, a MN, al SEI, ai soci lontani. Il SEI c'è.


-uc






domenica 21 maggio 2017

Val di Moleno e cap. Gariss

Uno, due, dove si va? Tre, andiamo in capanna Gariss.
Il sentiero che porta al rifugio parte dal basso, da Moleno. La giornata fresca consente una salita piacevole nelle boscose pendenze che permettono successivamente di incunearsi nella val di Moleno vera e propria. Il cielo è soleggiato con leggeri rinforzi di vento da nord. Perfetto.

Dopo aver effettuato un traverso parzialmente in discesa chiusi nelle asperità della conca, raggiungiamo un ponte di pietra dal quale si ammirano una serie di cadute d'acqua: proprio sotto il ponte, il riale precipita per decine di metri attraverso pareti di roccia colorata e limata dal tempo. La cascata, le cascate, imprimono e dominano il suono nella valle. Verso sud-ovest si cominciano a vedere squarci di montagne innevate. 

Passiamo la capanna alpe di Lai, e il nostro sentiero lascia il torrente principale per arrampicarsi verso una valle laterale. Ancora solo salita nell'oscura foresta.
Ad un tratto torna la luce forte del sole che saetta attraverso i rami più radi per poi divampare nella valle dove è contenuta la capanna Alpe di Gariss. Sembra impossibile che in questi ambienti austeri possano formarsi conche di tale moderata grandezza.

Il rifugio è di proprietà del Patriziato di Preonzo, si trova a 1422 m, a circa 1200 m dal paese di Moleno. La struttura fornita sapientemente di coperte, legna, stufa, pannello solare e gas, è aperta da maggio a ottobre.

Dopo essere rimasti abbondantemente allungati sotto il sole di maggio, cominciano i preparativi culinari serali. Come spesso succede il SEI non sfigurerà neanche questa volta.

Il giorno successivo è ancora più limpido di quello precedente. Come da programma saliamo fino all'alpe Cusale (1640 m) dalla quale si vedono il Claro e, pare, le cime della val Pontirone. Nei magri pascoli dove ci troviamo, i nevai sono vicini e la vegetazione sta cominciando a riprendere il suo corso.  
Il Generale Inverno riposa per un poco.

-uc






martedì 16 agosto 2016

Quando il ghiaccio arriva al mare. Svartisen - Norway.

L'ultimo post norvegese di quest'anno racconta la gita in giornata che Sandro ed io abbiamo fatto alla capanna Tåkeheimenhytta sul bordo della calotta glaciale dello Svartisen. Il giro si è concluso in giornata ma i bei paesaggi e la notevole giornata di sole mi hanno convinto ad includerne la descrizione nel nostro blog.

Tåkeheimenhytta vuol dire la capanna delle montagne nebbiose. Il significato del nome è chiaro se si pensa che si trova a mille e cento metri di quota sulla sponda di un ghiacciaio vista mare. L'umidità del mare si condensa risalendo la ripida parete formando vaste e durature nebbie. Tuttavia una sorte favorevole ci conduce in questi luoghi, l'intera giornata non vedrà l'ombra di una nuvola.









Al mattino presto abbiamo preso appuntamento con un barcarolo per superare il breve tratto di mare che dalla statale del Holandfjord ci conduce alla base dell'Engabreen, una lingua di ghiaccio che partendo dalla calotta dello Svartisen arriva al livello del mare ad un paio di chilometri dalla costa.










La vista è da subito maestosa. Appena guadagnata la riva divoriamo la pianura che ci separa dall'attacco del sentiero. Superiamo anche una fattoria dove si pubblicizza l'insolita attrazione di baciare un'alce. Non ci soffermiamo anche per timore che l'alce possa ricambiare...

Il sito del DNT segnala il sentiero come facile (secondo grado su quattro). L'esperienza della giornata non mi trova molto d'accordo come presto scopriremo. Il sentiero parte seguendo il percorso panoramico per l'Engabreen. Alcune catene servono più che altro a delimitare il percorso sulla roccia levigata dal ghiaccio. Lasciato il percorso turistico, la traccia sale decisa per scavalcare la scarpata di roccia compatta. Il terreno è reso infido dalle chiazze d'acqua che rendono scivolosi alcuni tratti.











 

Dopo circa 300 metri di salita su roccia il terreno cambia. Il sentiero si infila in una chiazza di betulle nane per puntare una fessura tra il bosco ed una lastra di roccia, dove, rimanendo su terreno fangoso, inizia a salire con notevole pendenza.
















A quota 450 si incrocia una linea elettrica ed il sentiero inizia ridurre la pendenza e ad assumere una conformazione più "alpina". La vegetazione si riduce ad un bel prato con bassi cespugli mentre il panorama inizia ad aprirsi. Superiamo tre norvegesi ed imbocchiamo una valletta erbosa che presto lasciamo per una facile cresta su ripido sentiero e ci permette di raggiungere un punto panoramico a quota 880 metri. Alle nostre spalle possiamo ammirare il lago di fusione del ghiacciaio, i fiordi, ed appena oltre il mare aperto. Davanti a noi i ghiacci dello Svartisen incombono silenziosi.
















Dopo una pausa riprendiamo la marcia. Il sentiero è ora su sfasciumi e roccette. Raggiungiamo una secondo punto panoramico con un piccolo saliscendi. Da qui è finalmente visibile la capanna situata tra il ghiacciaio e la cima del Helgelandsbukken (quota 1450). Il sentiero piega a sinistra risalendo una serie di sbalze rocciose. Il percorso avviene su cengie sempre più piccole man mano che ci si avvicina alla meta. Nella foto sotto il sentiero segue la cengia appena a sinistra del nevaio puntando alla gobba alla destra della capanna.









Come i miei... assidui lettori avranno già capito il vostro sta temendo il percorso troppo aereo. Verso quota mille vedo il passaggio che mi fa desistere. Bisogna salire sulla cengia superiore con un passaggio esposto mani-piedi. Tecnicamente facile, ma penso sia meglio fermarsi qui. Sandro riuscirà a raggiungere la capanna a quota 1073 percorrendo un ulteriore breve passaggio esposto in cresta a pochi metri dalla capanna.

La discesa è veloce, già ci pregustiamo il gelato ed il caffè al bar in riva al laghetto glaciale. Da qui la vista dell'Engabreen è notevole.
















Due settimane sono lunghe, ma alla fine terminano. Non rimane che rientrare in Italia ed aspettare i prossimi fine settimana per un nuovo post... alpino.

PD