sabato 24 settembre 2011

Rifugio Ai Tör - Patriziato di Iragna (TI)

Nando preme per tornare al rifugio "Ai Tör", una bella capanna del patriziato di Iragna, "però salendo dal 'bacino val d'Ambra', sopra Personico, non da dove siamo saliti la scorsa volta" (ovvero da Iragna). Infatti da sopra Personico si passa per zone (e lo sappiamo bene) poco battute e quindi con maggiori possibiltà di trovare i prelibati frutti di stagione. Spargiamo la voce e per questa gita ci ritroviamo nel magico numero mai raggiunto prima: 8 persone! Tre soci fondatori SEI e ben cinque simpatizzanti. Fantastico.
Bradesc
La salita dal bacino val d'Ambra avviene passando per i paesini di Badresc e Monda nel quale non ci accorgiamo del ripido bivio a destra per salire direttamente a Malsegro, dove inizialmente volevano arrivare. La temperatura non è elevata, ma l'umidità è davvero tanta. Proseguiamo seguendo i ben visibili segni che invitano al lungo traverso, pieno di sali-scendi, ma anche dei piu' grossi funghi tra i tanti che troviamo. Il punto di arrivo del traverso è Pozzo, da dove si arriva anche salendo da Iragna. Fin qui si è saliti con la calma che merita la ricerca e la raccolta dei funghi: Giacomo e Marco (grande ritorni!) contribuiscono alla causa trovando i due piu' grossi porcini del giro che, comunque, sono in buona compagnia di non pochi porcinelli, porcini più piccoli, boleti vari, gallinacci e qualche mazza di tamburo per una cena da gia' ci immaginiamo da califfi. Gli ultimi 300 metri sono di salita vera, da Pozzo al rifugio.
una raccolta fruttuosa
Arriviamo nel primissimo pomeriggio e troviamo la baita in perfetto stato: non ricordavo che mancasse la luce elettrica ma per il resto c'e' tutto: acqua corrente, gas, camino e, di sopra, materassi da stendere sul pavimento di legno e tante coperte. Di fronte al rifugio c'è il locale legnaia con la bombola del gas di riserva (ci è servita), tanta legna grossa, due asce, una sega e attrezzi vari. Non è una capanna pensata per l'inverno anche se in rete non mancano le testimonianze del contrario. Ci stupiamo dell'assenza della cassetta dove lasciare i soldi. Dopo un te' e dei biscotti, tanto per tenerci un po' per dopo, si passa il pomeriggio in ordine sparso, chi sale su a Malsegro, chi resta a giocare a carte, chi taglia la legna prima dell'inizio delle operazioni di preparazione del cibo.
rifugio Ai Tor (1285m)
Per iniziare spezziamo la fame con un po' di speck che vola via veloce con un bicchierino di prosecco e un assaggio di salame di testa direttamente dalla val Bormida. Intanto, all'interno del rifugio, sul camino, i funghi vengono fatti restringere per il risotto; una seconda parte di essi viene tagliata per la trifolatura del giorno dopo; sul gas bolle un pezzo di carne con sedani, carote e cipolla; Nando prepara un piatto di ottimo Graücase; arrivano calde arroste cotte nel forno a gas e accompagnate da sangue di Giuda; si tagliano peperoni e melanzane da stufare per contorno; l'aperitivo termina in bellezza con mazze di tamburo in padella e le cappelle di porcino al forno; si cuoce la focaccia con i porri; il riso inizia a tostarsi, con un bel soffritto, per poi cuocere nel brodo tenuto in caldo. Ce n'e'! La cena e', come nelle aspettative, da califfi. Dedichiamo un brindisi al Presidente e uno al socio fondatore Esteban assente. Dopo cena, come non capitava da tempo, una bella partita a scopone prima di darci al salutare e meritato riposo dei giusti.
verso Malsegro
Un po' di noi si alza presto al mattino, un po' aspetta le 9.30. Il programma condiviso della giornata è: salire a Malsegro, continuare per Pianazzora (si vedrà Trüsp? No, troppo bosco), cercare altri funghi, ri-scendere a Malsegro e continuare la discesa una volta trovato il sentiero per il quale avremmo dovuto salire ieri. Tutto bene, e poco dopo le 13.00, dopo aver trifolato per benino i funghi e pranzato accompagnati dall'ultima bottiglia, salutiamo Ai Tör lasciandolo a posto. Salutiamo anche una nutrita combriccola di gitanti un po' avanti con gli anni che, saliti da Pozzo, si godono il sole del pomeriggio. Torniamo a Malsegro, chi per la terza volta. Qui ci dividiamo: quattro della coalition of willings procedono per Pianazzora, altri quattro restano nei dintorni. A Malsegro c'è un gruppo di baite dove stanno lavorando per ristrutturarle. Saliamo verso una cimetta boscosa (le Bolle di Pianazzora, sui 1700m) e attraversiamo il bellissimo pianoro delimitato da larici che si stanno tingendo dei colori autunnali.
Bolle di Pianazzora
Troviamo tanti finferli e qualche bel porcinello prima di far ritorno tra gli altri, i quali non sono stati certo con le mani in mano e han trovato altri funghi per le rispettive cene. La ricerca del sentiero sotto Malsegro va a buon fine da subito e si scende rapidi per il fitto bosco di abeti e faggi. Una volta a Monda, capiamo dove abbiamo perso il bivio ieri: il sentiero scende ripido attraversando un pascolo di cavalli da dove si entra e si esce attraverso il filo di nylon elettrificato: non lo abbiamo proprio visto ieri...
Prima di far rientro in Italia ci fermiamo a Iragna per lasciare il dovuto nella casella delle lettere dell'Ufficio Patriziale: firmato il SEI.
Alla prossima!
Marco "CP"

domenica 4 settembre 2011

rifugio Volta - val dei Ratti (SO)

Un'uscita di inizio settembre in val dei Ratti ci voleva proprio! Torno in capanna Volta dopo 5 anni facendo meno dislivello di quando partii direttamente dalla stazione di Verceia: questa volta Nando, Nike e io, ci concediamo l'auto fino a Piazzo dopo aver acquistato al bar del Sert il necessario permesso per transitare (3.5 euro, buono per tutto il fine settimana).
bassa val dei Ratti, da Corveggia.
La strada asfaltata termina 15-20 minuti sotto la bella cappelletta alpina in mezzo ai castagni. Lasciamo qui l'auto anche se la strada, sterrata, prosegue fino sotto la cappelletta: arrivera' mai a Frasnedo? Purtroppo non ha piu' molto senso salire partendo dalla fine di Verceia perche' i lavori per la strada han completamente rivoltato tutto e i pezzi residui di "mulattiera", quando non asfaltati anch'essi, connettono con brevi passaggi dei pezzi di strada...
Dalla cappelletta alpina, dopo la fontana, seguiamo i segni e siamo subito sul sentiero per Frasnedo. Poco sopra
Il Mot, dall'alpe Camera.
incrociamo il tracciolino e la deviazione a destra per scendere alla diga di Moledana per risalire e continuare sull'altro versante: potrebbe essere interessante andare di la' in quanto l'alta val dei Ratti puo' essere raggiunta da entrambi i lati, e quel versante di valle non l'abbiamo mai percorso. Arriviamo a Frasnedo e ci concediamo una pausa al bar del rifugio. Il tempo e' bello, anzi fa caldo. Proseguiamo e, ancora lungo la discesa dopo il rifugio, incrociamo la frana che recentemente si e' abbattuta da queste parti risparmiando, per fortuna, l'abitato. Attraversiamo rapidamente Corveggia e i pascoli di Tabiate e siamo al bivio dove, sotto, c'e' il ponte per il bivacco Primalpia. Proseguiamo tenendo la sinistra e andiamo su verso l'alpe di Camera: questo e' il primo dei due pezzi di salita dura. Sotto il sole, in una cinquantina di minuti, arrivo all'alpe Camera dove mi aspettano Nando e Nike. Gia' da qui la vista spazia sulla splendida cornice che inquadra l'alta valle dei Ratti.
Il Mot e' in vista! E' questo il roccione da aggirare seguendo il sentiero, e lasciandoselo sulla sinistra, risalendo una ripida vallettina fino a Talmucca: il secondo pezzo di salita dura.
Capanna Volta.
Me la ricordavo dura, ma questa volta e' pure peggio. Nando e Nike sono lontani (ingrata...manco mi aspetta), e molto lentamente raggiungo Talmucca e il rifugio. Impiego 4 ore e un quarto dall'auto, i piu' rapidi oggi hanno impiegato 30 minuti meno di me.
Nando si svacca sul tavolo fuori e Nike gioca per conto suo. Mi svacco anche io, anzi dormo al sole per un bel po'. Il rifugio, anche se vecchio, e' accogliente e funzionale come me lo ricordavo. Nonostante la struttura, infatti, è tenuto molto bene: molto meglio della Capanna Como, per dirne una. Nel registro c'e' ancora la mia firma, la gente si ferma qui da maggio a novembre. Nel 2010 conto 65 firme. C'e' un'ampia fornitura di legna, la sega, ottima la stufa, molte coperte (asciutte, anche se da lasciare poi nell'armadio della camera #1, quella con un forte odore di umido nell'aria), cuscini, una buona dotazione per la cucina. Adocchiamo anche la teglia per la focaccia, peccato che il forno della stufa non ci pare all'altezza dei califfi della cucina SEI.
Sopra il Volta, placche a 2400m
Nel pomeriggio riusciamo a salire di altri 200 metri ma, appena sotto l'inizo delle larghe placche, torniamo indietro perche' il tempo inizia a ingrugnirsi: ci aspettiamo molta pioggia per domani. Cena "basic", ma nel nostro spirito califfo (riso e lenticchie con soffritto di cipolla), e subito a nanna nella camera #3 in alto, la piu' confortevole secondo noi.
Durante la notte le scrosciate di acqua dal cielo non fanno presagire nulla di buono per la discesa di domani. E invece accade il miracolo! Ci svegliamo presto e il tempo sembra tenere, anzi, secondo Nando e' meglio di quanto si prevedesse. Utilizziamo, come consigliato in caso di maltempo, il sentiero dello "Scalone" che confluisce, senza un segno, nel traverso per raggiungere la base del Mot vicino all'alpe Camera: all'andata non lo avevamo notato.
lo Scalone, in discesa.
L'assenza di giro domenicale e' compensata dalla colazione con crostata al rifugio di Frasnedo dove, parlando con i gestori, ricaviamo informazioni per tornare qui a festeggiare il ritorno di Stefano dalla Bolivia, rientro previsto per fine dicembre. Attorno alle 11 e 10, proprio quando inizia a piovere, siamo in auto. Il tempo di lasciare la bizzarra chiave del rifugio alla signora Origioni (mi fa un conto da 30 euro senza ricevuta: Nando e io siamo soci CAI) e ripartiamo. 
Gia' pensiamo alla prossima avventura (speriamo) settembrina, quando celebreremo con il SEI l'arrivo dell'autunno e dei suoi regali (gli amati funghi) sui monti del Canton Ticino...
Marco "CP".

martedì 9 agosto 2011

Half Dome - Yosemite (CA)

Ai ben tre soci e al simpatizzante SEI (cui va tutto il plauso che si merita un infaticabile), in vacanza oltreoceano, tocca un'escursione incredibile lungo uno dei percorsi piu' famosi e battuti del parco Yosemite: la salita sulla cima dell'Half Dome (2694m), la montagna la cui celebre sagoma e' un po' il simbolo del parco. Ovviamente saliremo lungo il sentiero usato dagli hickers, essendo possibile arrivare in cima anche per la via piu' ripida, arrampicando lungo la verticale parete nord-ovest: Yosemite e' infatti anche il paradiso degli arrampicatori.
El Capitan e Half Dome al tramonto.
Qualche breve informazione tecnica. Si tratta di un lungo percorso di circa 11-12Km, mai pericoloso salvo il tratto un po' esposto sui gradoni prima della partenza del tratto attrezzato. Il dislivello complessivo è di circa 1600m, abbastanza concentrati, su sentiero quasi sempre ben segnato, purtroppo anche su asfalto. Il sentiero abbraccia l'Half Dome da sud-ovest a nord-est. Qui è possibile visulizzare una mappa sommaria del giro. I cartelli lungo il percorso riportano sempre le miglia che mancano alla fine, mai la quota.
Alloggiamo a Mariposa a circa 45 miglia sud-ovest dall'entrata del parco e, per evitare la coda al Visitor Center che ci aspettiamo, ci alziamo molto presto al mattino. Siamo consapevoli di quello che ci aspetta: in un video dell'ente Parco una simpatica Ranger avverte che questo percorso e' realmente impegnativo, che si deve andare sapendo che il giro dura sulle 12 ore, che si devono portare con se' coperture adeguate, cibo adeguato, acqua, e considerare la possibilta' di tornare con il buio. Da bravi ospiti, rispettiamo tutte le consegne ma ci accorgiamo di aver sopravvalutato il livello di controllo che i Rangers esercitano all'ingresso: al Visitor Center a nessuno pare interessare che tipo di equipaggiamento abbiamo, se abbiamo la lampada frontale, abbastanza cibo, abbastanza acqua, la giacca, il pile, ecc. Diciamo comunque dove andiamo e ricaviamo l'informazione fondamentale: l'acqua dei fiumi si puo' bere. Certo, magari c'e' qualche batterio, ci dice la Ranger, ma nulla di grave. E allora....via!
Verso la Vernal fall.
Lasciamo l'auto nel parcheggio di Curry Village alle 8.40, la mattinata e' tersa e profumata di resina, circondati come siamo da alti pini e qualche redwood, l'altissima sequoia costiera che cresce anche qui. Il cartello per l'inizio del sentiero ("Headtrail") ci conduce lungo una stradina asfaltata che, immaginiamo invano, finisca presto. Non siamo soli, parecchi turisti delle piu' diverse nazionalita' e dai più diversi indumenti ed equipaggiamento sono in cammino con noi. C'e' chi fa footing lungo questo pezzetto di strada, chi porta zaini pesantissimi (campeggerà lungo la valle di Little Yosemite?), chi semplicemente passeggia giocando con i suoi piccoli. Il sentierino asfaltato che seguiamo resta tale anche quando la salita si fa ripida e si arriva alla base della Vernal fall dove c'e' il bivio per Glacier Point (7.2 miglia) e per l'Half Dome utilizzando la via che non passa per la cima delle due cascate. Decidiamo di fare la cosa piu' panoramica e di passare per le due cascate. La prima è la Vernal fall. Il sentiero procede a ripidi scalini lungo un lato di essa dove gli spruzzi formano un persistente arcobaleno che incornicia l'ascesa del SEI. 
Merced river, Little Yosemite Valley.
Sopra la cascata, il letto del Merced river spiana e si allarga formando l'Emerald pool: la bellezza del luogo invita al bagno ma i cartelli dissuadono dal farlo. Qui intorno, come ovunque, e' tutto un suguito di rapide corse di scoiattolini per nulla intimoriti dalla presenza di tante persone. La prossima tappa e' la cima della Nevada fall. L'avvicinamento a essa e' piu' solitario, siamo soli per parecchi tratti di sentiero che in parecchi punti e' piu' sfuggente alternando scale di roccia a falsi piani sterrati (l'asfalto è finalmente scomparso). Arriviamo in cima alla Nevada fall e troviamo parecchie persone in sosta. Da qui iniziano le due miglia piu' riposanti del giro, l'ingresso nella Little Yosemite Valley: il sentiero costeggia il Merced river che scorre placido e tranquillo lungo un'ampia valle chiusa da bianche pareti di granito ai lati e, tra esse, alte redwood e diverse specie di pini. Un luogo incantevole. Al termine della valle c'e' il campeggio dove ci fermiamo per il pranzo in riva al fiume. Adriano decide di restare qui, Andrea, Sandro e io proseguiamo. 
Il sentiero si avvicina alle pareti di roccia sul lato destro della valle per aggirarle e raggiungere la base dell'ultima salita per l'Half Dome. 
Half Dome da sud, Little Yosemite Valley.
La vista si allarga parecchio e consente di vedere i ghiacciai sulla parte piu' interna della Sierra Nevada. Precedo gli altri fino al punto di sbarramento, dove il Ranger chiede il permesso per l'ultima parte di sentiero, quella attraverso i cavi di acciaio. Molte persone arrivano qui da sole o con un compagno portando permessi di accessi per gruppi numerosi, e allora chiedo se possono cedermi due dei loro accessi per i miei amici sprovvisti di esso. Naturalmente acconsentono (i permessi non si scambiano in denaro), e cosi' anche Sandro e Andrea possono salire. La salita verso la partenza del tratto con i cavi e' in pieno sole (siamo ormai attorno alle 13.45) e si fatica un po'. Una volta giunti, Sandro e Andrea preferiscono tornare indietro per paura di non farcela per il ritorno, e decidiamo di trovarci piu' tardi dove e' rimasto Adriano nel luogo del pranzo.
scorcio sull'Half Dome
Tiro fuori i guanti da lavoro che mi sono portato da casa, anche se ce n'e' un mucchio lasciati per gli escursionisti sprovvisti di essi a terra. Questa via attrezzata e' un corridoio largo un metro costituito da pali di acciaio piantati ogni 4-5 metri che sostengono due cavi anch'essi di acciaio. A terra, in corrispondenza di ogni coppia di pali, c'e' un utilissimo travetto di legno che facilita il blocco del piede in sosta. In salita avanzo a forza di braccia, tanto e' ripida l'ascesa. Ci si alterna con le persone che scendono avendo cura di intendersi bene su chi deve passare tra una sosta e l'altra. Mentre salgo, diverse persone scendono e cosi' impiego circa 40 minuti per questi 150 metri di via attrezzata. Cosi' tante persone me le ricordo solo nella via attrezzata del Sella (Dolomiti). 
Alla fine arrivo su! Contento, mi stupisco di quanto sia ampia la sommita' dell'Half Dome che percorro tutta facendo molte foto. Ci sono addirittura delle piante e un ultimo esmplare di pino (siamo a circa 2700m) dopo che gli altri 6 sono stati bruciati dai campeggiatori. Mi rammarico della scarsa visuale sull'immensa valle di Yosemite per via del fumo provocato dagli incendi controllati che i Ranger appiccano.
Ultimi 150 m di salita.
Riprovo l'ebbrezza della verticalita' sporgendomi, pancia a terra, fuori dal solido basamento granitico sotto di me. Magnifico! La sensazione di leggerezza che si prova sospesi su un simile strapiombo invita al volo. Resisto a questa fascinazione e torno giu', quasi consumando i guanti scorrendo via veloce la discesa lungo i cavi (sono almeno le 15.30, non sale piu' nessuno). Arrivo al posto di controllo dei permessi e il Ranger non c'e' piu'. Procedo via veloce e mi accorgo che ormai e' tardi e sono un po' stanco. Purtroppo manco completamente il luogo d'incontro con Andrea, Sandro e Adriano sbagliando in pieno la spiaggetta sul Merced river dove abbiamo pranzato, e questo costituisce l'inizio di un non piccolo casino. Non vedendoli, non mi preoccupo: "se non ci sono, saranno scesi" e mi dirigo di gran carriera verso il basso. Tra la Nevada e la Vernal fall incontro Adriano ma non Sandro e Andrea. Mi spiega Adriano che loro mi stanno aspettando, ma decidiamo di non tornare indietro e di proseguire fino alla Emerald Pool, dove Adriano ha dato loro appuntamento.
Intanto Andrea e Sandro mi stavano aspettando nei pressi del campeggio e, non vedendomi alle 17.45 circa, hanno allertato i Ranger della mia mancanza alla vicina Rangers Station . I Rangers dicono loro di aspettare che tornino giù tutti gli escursionisti. Gli ultimi arrivano al campeggio alle 19.00 (quando inizia a scendere il crepuscolo) dicendo che no, non c'e' stato alcun incidente sull'Half Dome e su non c'e' più nessuno. A questo punto scendono tutti, aiutandosi con le frontali nel tratto finale (alla fine sono servite!). Nel frattempo io e Adriano eravamo già a fondo valle dopo che, intorno alle 18.00, abbiamo aspettato mezz'ora all'Emerald Pool il loro arrivo. 
Nevada fall e Libery Cap al tramonto.
Arriviamo a Curry Village alle 19.35: purtroppo vediamo al parcheggio l'auto esattamente dove l'abbiamo lasciata, e capiamo che Sandro e Andrea ancora non ci sono. Lasciamo un biglietto ai due e ci incamminiamo verso il Visitor Center per parlare con qualche Ranger. Appena ne troviamo uno, spieghiamo la nostra storia e lui sorride, "Go to the car, your friends are coming". Capiamo che Sandro ha allertato i Ranger e che ci stavano cercando anche loro. Tutto bene quindi, ma solo per noi due. Sandro e Andrea arrivano all'auto alle 21. Leggono sul biglietto che saremmo tornati all'auto dopo aver parlato con i Ranger a Yosemite Village, e ci attendono: invano. Adriano e io, stanchi, non torniamo all'auto e questo genera un ulteriore ritardo....alla fine verso le 22.10 ci troviamo: si arrabbiano molto con me e ora, alla scrittura del report, posso dire che hanno ragione. La prossima volta se non li vedo nel posto che penso che sia il luogo dell'appuntamento mi metto a cercare meglio senza pensare che a loro volta scendano, perche' se mi dicono che mi aspettano significa che mi aspettano.

Qui sotto, nei commenti, altre brevi descrizioni di giri fatti in questo agosto 2011 a spasso per i parchi dell'Ovest degli Stati Uniti.
CP

sabato 23 luglio 2011

In Capanna Como (I) e al passo dell'Orso

A ranghi sempre più ridotti, il SEI sceglie di tornare in Capanna Como, complici due fatti fondamentali: l'assenza di troppo maltempo proprio in questa zona (il mitico Wetterzentrale, per chi lo sa leggere e non sono io, ci prende!) e il fresco che caratterizza questi giorni. L'ultima volta che siamo stati nello splendido anfiteatro di monti attorno al lago di Darengo è stato insieme al Presidente SEI parecchi anni fa (era il 2006?), per "controllare lo stato di avanzamento dei lavori in Capanna": sì perché da un paio d'anni la Capanna Como ha ultimato il restyling ed e' aperta. Quella volta dormimmo al vicino bivacco Darengo (ora non utilizzabile) la cui gestione è del Comune di Livo. Andrea e io lasciamo l'auto, come sempre, appena dopo il cimitero di Livo, all'inizio dei 3Km in leggera discesa per raggiungere il crotto Dangri da cui ha inizio il bel sentiero di sassi che porta ripido, tra le stazioni di una via crucis, a Baggio, un simpatico borgo di case dove sostiamo alla fontana.
Lago di Darengo e Capanna Como
Non siamo soli, ci sono molte persone in giro, per lo piu' Tedeschi. La vista a est, verso la Valtellina, e' tutta un pienone di nuvole minacciose attorno al Legnone ingrugnito mentre a ovest il cielo è abbastanza azzurro. Il debole venticello da nord ci rassicura sulla tenuta (almeno a breve) del tempo. Da Baggio il sentiero scende molto dolcemente al fiume che si attraversa su un largo ponte per poi risalire dall'altra parte. Ha ora inizio, secondo me, il pezzo piu' bello del sentiero: la splendida faggeta che ci accompagna a un secondo ponte e poi fino al bivacco di Pianezza, anche lui gestito dal Comune di Livo e ora di nuovo agibile: questo è un ottimo posto dove passare un fine settimana fuori stagione. Da Pianezza parte uno dei sentieri per il bivacco Petazzi al laghetto di Ledu' dove fui molti anni fa insieme a Nando: sale ripido all'alpe Inghirina per poi ricongiungersi all'alta via del Lario che porta al bivacco.
Dangri
Da dopo Pianezza e' incredibile come cambi l'ambiente! Si entra nella seconda metà della val Darengo, molto piu' fredda della prima parte. Arrivano i primi abeti e i primi larici, tra i piu' bassi che abbia mai visto (siamo sui 1350m). Alla fine del bosco si vede bene, sulla destra, la chiusura della valle dove sorge la Capanna Como e, se si sa dov'e', si riesce a distinguere anche l'asta della bandiera sullo sfondo di rocce dello stesso colore. Ci addentriamo nel falso piano senza alberi prima di piegare sulla destra e attraversare il fiume poco dopo la diroccata alpe Darengo. Questi ultimi 350m di salita li facciamo quasi tutti sotto la pioggia scrosciante: ce la aspettavamo, il vento e' cambiato.
Faggeta verso Pianezza
In 4 ore dall'auto raggiungiamo cosi' il lago Darengo e lasciamo che la stanchezza venga lenita dalla visione della cornice di aspre montagne che si specchiano nell'acqua del lago. Splendido. Da qualche parte li' c'e' bocchetta della Correggia, che porta in val Bodengo alla b.tta del Notar per entrare in val Cama, sulla destra si vede la b.tta di San Pio e dietro di noi sta il p.sso dell'Orso. Di primo acchito dopo l'ingresso alla Como si e' colpiti dall'abbondanza di spazio: prima della ristrutturazione era molto più angusto lo spazio riservato alla cucina. Ora questo ci pare più razionale, sfruttato decisamente meglio e piu' luminoso. Ci sono sempre la stufa, cucina a gas, e l'acqua corrente. Nel corridoio c'e' l'ingresso per i due(!) bagni, l'interruttore generale, e la porta per andare al dormitorio al piano superiore dove vi sono una ventina di materassi diposti su pavimento e pianale superiore, cuscini e coperte (non molte, il giusto).
Faggeta verso Pianezza
Sembra tutto molto bello, poi ci accorgiamo delle cose che non vanno: il libro del rifugio non e' stato sostituito dal 2008: le persone che si fermano firmano a caso negli spazi vuoti; la legnaia e' scomparsa e al suo posto c'e' un container esterno dove i pochi ciocchi residui sono molto grossi e pieni zeppi di funghi per l'umidita'; lo scaffale in cucina e' pieno di oggetti inutili, polverosi e poco curati. Ecco, quel che colpisce e' la poca cura...
Capanna Como e p.sso dell'Orso
Ce la ricordavamo meglio. Sembra quasi si voglia dissuadere le persone dallo stare alla Como. 
Di sicuro non e' un posto per l'inverno. Siamo in compagnia di due persone che passeranno la notte con noi, ci diamo da fare per tagliare un po' la legna per accendere la stufa e togliere l'umidita' dai vestiti e dall'ambiente. Esce il sole nel tardo pomeriggio! Le cime prendono il color rosato che constrasta con il cielo grigio e molto pesante a est. L'operazione di accensione stufa, incredibilmente, riesce! E la serata scorre piuttosto morbida. L'unica nota stonata e' la mia performance a scopone: prendiamo una sonora batosta dai locali. Lasciamo legna secca per i prossimi ospiti della capanna.
lago di Darengo
Domenica il tempo e' soleggiato e decisamente fresco e si va al passo dell'Orso. La salita non presenta difficolta', e' tutto ben segnato. Quando si arriva a incrociare il traverso dell'anfiteatro per raggiungere la b.tta della Correggia colpisce l'assenza di segni. Ci sporgiamo dal passo dell'Orso verso valle di Dosso, stretta e solitaria. Come si vede dal video, giu' da qui è molto ripido! La presenza di maniglie di ferro per poggiare i piedi nei primi 10-20m di discesa sono rassicuranti. Non vedo l'alpe di Caurga, che le mappe riportano, ma si vedono le tracce in costa che permettono di arrivare sotto alla b.tta di Cama (o p.sso di Caurga) prima della salita (a caso?) per scavallare in val Cama.
Torniamo indietro contenti,scendendo con il sole e il fresco che dura fino a dopo Pianezza. La val Darengo cosi' luminosa nel gran rigoglio di verde estivo non l'abbiamo mai vista.
Marco "CP"